VERSO LA PRIMA

Meno due alla Prima, mancano solo gli ultimi ritocchi (sartoriali) agli abiti, ma i look delle habitué sono già decisi da settimane. Minimo comun denominatore: un tocco di novità con un occhio alla tradizione (va mantenuta), e colori chiari (poco nero, anche se nel Foyer se ne vedrà molto), perché la Traviata nasce dalla «Signora delle Camelie» di Dumas, e la camelia (simbolo di perfezione) è rosa. Forse ci sarà meno austerity, ma le signore quest'anno punteranno comunque sulle linee semplici. Una Prima però è pur sempre una Prima e richiede l'haute couture. Nulla è lasciato al caso: «Ci vuole un lavoro di ricerca per mantenere intatta la tradizione della Prima, adeguandola però ai tempi», dice Gabriella Magnoni Dompè che ha addirittura una doppia opzione: Roberto Cavalli o Alberta Ferretti, entrambi couture, entrambi rosa cipria e di ispirazione fine anni ‘20 inizio anni '30. «Ho scelto gli anni '30, il nuovo corso, per traghettare la nostra situazione verso un clima di rinascita e ricrescita, ripercorro un periodo storico analogo al nostro: di grande depressione ma con una visione di positività e di uscita dalla crisi». La tradizione va rinnovata anche secondo un'altra imprenditrice aficionada delle Prime, Maureen Salmona: avrà un abito lungo in chiffon di Laura Biagiotti realizzato con antichi scialli, ma che reinterpreta il tartan. “L'abito e l'eleganza fanno parte di una tradizione che va mantenuta” ribadisce Sonia Tatò, che avrà un Prada Haute Couture stile impero, bluette pallido con strascico.
Come a ogni Prima non mancheranno gli abiti creati da Raffaella Curiel. In tante hanno scelto di indossarne uno: «E' il simbolo di Milano e della Scala», dice Laura Morino Teso, fedelissima della couturier. Il suo Curiel sarà «rivoluzionario»: corto davanti e lungo dietro, in cadì di seta nero con applicazioni floreali color prugna. E più easy del solito: «Portiamo una ventata di allegria in questo ambiente drammatico. Rispettiamo i canoni della Scala ma sdrammatizzando un po' la situazione». In Curiel anche Marta Marzotto: «E' l'unica sarta italiana, e se lo merita! A lei sono molto legata: il mio matrimonio lo devo a sua madre Gigliola. Io sfilavo nel suo atelier, e grazie a lei ho conosciuto mio marito...». Sabato si presenterà in bianco o in rosa shocking. E, anche se confessa: «Sono ancora indecisa se andare a Miami per Art Basel, dove espone mia nipote Margherita», gli amici sono sicuri che sabato ci sarà. D'altra parte da sessant'anni non c'è Prima senza Marta Marzotto. Con lei ci sarà l'amica Marta Brivo Sforza, altra habitué della Prima, «dal lontano 1986, con il Don Giovanni», con uno sfolgorante abito monospalla in pizzo dorato della sua nuova griffe Solo Blu, che a Natale inaugura una boutique in via Borgospesso.
«La gente è stufa di sciatteria e volgarità», conclude Daniela Javarone, presidente degli Amici della Lirica. Anche il suo abito sarà semplice ma couture: in raso e chiffon rosso rubino stile impero, realizzato dalla sartoria Angela Alta Moda, indirizzo cult della Milano bene. «Siamo lo zoccolo duro della Prima, e ci teniamo che la tradizione sia mantenuta ad alto livello!».