Vertici toghe: il Consiglio di Stato boccia il Csm

In tempi in cui il ruolo del Consiglio superiore della magistratura nella scelta dei capi degli uffici giudiziari è bersagliato di critiche anche veementi, una sentenza del Consiglio di Stato sembra destinata a rinfocolare polemiche e perplessità. Ieri il massimo organo della giustizia amministrativa ha bocciato quattro delle nomine più importanti effettuate dal Csm per i posti di vertice della giustizia milanese, ritenendole assolutamente prive di motivazione. Ora il Csm, come fa quasi sempre, rifarà le stesse nomine. Ma intanto incassa una sconfessione plateale dei suoi criteri di nomina, e comunque dovrà pagare oltre ventimila euro di spese legali ai giudici che avevano fatto ricorso.

Si tratta di quattro nomine che già il Tar del Lazio aveva giudicato illegittime: due riguardano la Corte d'appello, dove per la prima sezione civile - la più importante, competente sul diritto d'impresa - il Csm ha scelto Domenico Bonaretti e per la seconda civile Alberto Vigorelli; due il Tribunale civile, la sezione Tutele dove è andato Giovan Battista Rollero e la Settima civile (appalti, opere pubbliche eccetera: anche qui temi delicati) dove è stato designato Patrizio Gattari.

Contro queste nomine avevano fatto ricorso le giudici Maria Rosaria Sodano e Carla Raineri, che ora si vedono dare ragione. Per la Raineri, la sentenza dice che «un'elementare esigenza di coerenza e linearità» chiedeva che il Csm spiegasse perché si rimangiava il giudizio che un anno prima la riteneva più idonea di Vigorelli ad un posto analogo.

LF