Vestiti, cibo e mattone: shopping arabo in città

Il «Chador in Dior». Lo dicono le numerose donne arabe che passeggiano per Milano; la maggioranza si copre ancora col nero, ma alcune sedute in gruppi folti nei bar centrali degustano pasticcini sotto i veli firmati Burberry o in prezioso pizzo. Sta a vedere che tra poco il fashion meneghino trasformerà il chador in simbolo di lusso e bellezza! La carovana araba, a Ramadam terminato, sbarca a macchie larghe e sparse nella metropoli, che per lo shopping piace almeno se non di più di Parigi o Londra. Entra tranquilla dalle porte della città: sono famiglie, giovani coppie, doppiette di ragazze con il total black talmente velato che sotto ci intravedi la vertiginosa minigonna, e inforcano le porte dei negozi più griffati. Sono felpati e lemmi, non schiamazzano come i russi, e comperano, comperano, comperano. All'ombra di Porta Nuova, acquistata dall'emiro Hamad Bin Khalifa Al Thani.
La joint venture di 2 miliardi di euro stipulata dal fondo strategico di Cassa depositi e prestiti con Qatar Holding si è assicurata il punto più alto - come se ai tempi della costruzione del Duomo i turchi si fossero comperati la Madonnina! -, il quartiere che per Expo 2015 comprenderà torri vertiginose, un bosco in verticale, il quartier generale di Unicredit e una Biblioteca degli alberi. Gli arabi prediligono la raffinatezza dei sensi, lo si sa, e possono permettersi anche di trasformare il business in bellezza, soprattutto nell'edilizia, visto che per loro il mattone non è sudore e sangue, ma ha la leggerezza di una tenda nel vento del deserto. I turisti con tonache e scarpe nere, sempre supercoperti, che approdano a Milano adorano il Duomo, «the best church in the world!», esclamano, ma compiono anche visite al Cimitero Monumentale attirati dall'avvenenza di costruzioni, dove guarda il caso la figura della donna appare velata.
Il fondo arabo che ha acquisto il 40% del quartiere che sorgerà nella zona Garibaldi - Repubblica è minoritario, ma stempera la crisi del mattone. Anche l'Italia con Milano in prima linea entra nell'acquisto saudita che l'Europa già conosce, visto che il fondo sovrano ha già poderosi investimenti nel Continente: Barclays pic e Credit Suisse, Harrods e London Stock Exchange, Lagardere e Porsche. La ricchezza chiama ricchezza e questa città ha iniziato a capire. I centri estetici eseguono alle donne la ceretta all'araba, un modo più profumato e ecologico per depilarsi. Si tratta di eseguire un massaggio con una morbida palla di zucchero, acqua, miele e limone. Gli arabi rincorrono la buona tavola. Cioccolatitalini, la gelateria di via San Raffaele, quest'estate è approdata in Dubai. E' più stretto e bilaterale l'abbraccio tra il business - man e l'emiro? Lo slogan di Cioccolatitaliani è «Noi lo facciamo davanti a tutti». Gli arabi non amano proprio così, ma forse ci proveranno passando da dietro, dalla porta del business.