«Vi racconto la mia vita prigioniero dei gradini»

«Tra noi invalidi ci parliamo, il nostro è un microcosmo. Tra di noi c'è gente che convive con la invalidità propria o dei propri cari da vent'anni, e ormai ha perso la voglia di combattere. Io sulla carrozzina a rotelle ci sono da otto anni, e la voglia di combattere per i miei diritti non mi è ancora passata».
Eccolo qui Francesco Roccio, l'uomo che ha fatto causa al Comune e all'Atm. Roccio è un signore a cui evidentemente non piacciono i distinguo: se tutti dicono che un invalido ha il diritto di potersi muovere, allora lui pensa che questa parola «diritto» non è una chiacchiera da dibattito ma un concetto preciso. E in uno Stato di diritto, se il tuo diritto non viene rispettato allora vai dal giudice.
«Neuropatia. É iniziata nel 2005, forse come conseguenza del diabete che mi trascino fin da bambino. Le gambe si sono addormentate abbastanza rapidamente, la mia malattia è data come proliferante ma per fortuna negli ultimi tempi ha rallentato un po'. Comunque da otto anni non cammino più. E mi è toccato scoprire il mondo dell'invalidità».
Per un po' ci ha provato con le buone. Poi si è arrabbiato. E insieme al suo avvocato Barbara Legnani ha iniziato a percorrere Milano, a fare fotografie, a catalogare autobus, tram, marciapiedi. Poi ha fatto quello che nessuno aveva mai fatto: ha fatto causa al Comune e all'Atm. E il Comune e l'Atm si sono costituiti in causa contro di lui. «Dicono che non sono legittimato, perché non è dimostrato che sono andato a sbattere contro ogni singola barriera di cui chiedo l'abolizione. Ma io contro queste barriere ci sbatto tutti i giorni».
Al giudice Orietta Miccichè, incaricata della causa, Atm ha prodotto un documento secondo cui tra il 27 e il 30 per cento dei tram sono a norma. «E l'altro settanta per cento? E poi perché i tram a norma vengono messi tutti sulle stesse linee, e su altre come il 25 non ce n'è neanche uno? Perché non li smistano? Ma il problema è un altro. É che sul tram ci devi arrivare, e dal tram devi scendere. Poi ti ritrovi su un'isola, come quella di via Cantù dove fa capolinea il 3, da cui è impossibile scendere. Lo stesso accade in decine di altri punti della città. É come se Atm e Comune non si parlassero tra di loro. É così anche davanti al Palazzo di giustizia, dove io vado a chiedere giustizia».
Francesco Roccio faceva l'agente immobiliare, oggi vive con la pensione da invalido. Vorrebbe lavorare, si sente in grado di farlo. «Avevo fatto un colloquio, alla Croce Rossa. Ma sa quanto ci ho messo da Opera al Corvetto? Un'ora e mezza! In metrò funziona così, per noi: scendi giù, il controllore al gabbiotto telefona alla stazione di arrivo per chiedere se lì l'ascensore funziona, e solo in caso affermativo ti lascia partire. Oppure c'è un numero dell'Atm, ma ti chiedono di chiamarli almeno mezz'ora prima di partire». É dura? «Dura. Ma non mi arrendo».