Il viaggio di Battiston nel Friuli di Pasolini

Alta poesia dialettale al Parenti. Al Cooperativa la partigiana Lia

Antonio Bozzo

Il piatto forte della settimana, se non dell'intera stagione, è L'opera da tre soldi di Brecht nella rilettura di Damiano Michieletto, allo Strehler dal 19 aprile al 15 giugno. Andremo a vederlo, intanto su queste pagine ne ha già scritto Enrico Groppali. Per non lasciare il sistema-Piccolo, ricordiamo che al Grassi di via Rovello, dal 20 al 24 aprile, Giulia Lazzarini dà voce all'umana avventura della scienziata Levi Montalcini con «Le parole di Rita». Aneddoti e vicende, tra vita professionale e privata del premio Nobel, sono punteggiate da inserti musicali dei nomi prediletti dalla scienziata: Bach, Mozart, Beethoven. Spettacolo da vedere per allontanare il sospetto di essersi trovati davanti a una donna arcigna, chiusa nella propria torre di sapere: nulla di più sbagliato, Montalcini era di contagiosa energia e, come sappiamo, anticipatrice anche nelle conquiste femminili.

Al Parenti, importante debutto con Giuseppe Battiston che viaggia nella «terra di temporali e primule», ovvero il Friuli di Pier Paolo Pasolini (non smetteremo mai di pescare dalle sue pagine) con Non c'è più acqua fresca, testi del poeta di Casarsa e drammaturgia di Renata M. Molinari. Un Pasolini meno ovvio, non capro espiatorio politico, per niente incrocio di dietrologie. Parole in dialetto, «una lingua», dice Battiston, «che ci entra nell'anima e ci porta altrove». In scena dal 19 al 23 aprile. Al Libero, ecco Il calapranzi di Harold Pinter, sorta di appassionato saluto che il regista Corrado d'Elia mette in scena nel teatro che è stato la sua casa per 18 anni. Dal 19 aprile al 2 maggio, il claustrofobico lavoro del Nobel Pinter, immaginato in una stanza, prende tutto il palcoscenico. Ben e Gus, i due sicari che attendono ordini scesi da un calapranzi, arrivano allo scontro, rappresentazione del dissidio tra mondo interno e mondo esterno. «Scrittura vivace, a tratti allucinata, quella di Pinter», sostiene d'Elia. Con Alessandro Castellucci e Francesco Maria Cordella: da non perdere. «Uno spettacolo che tutti dovrebbero vedere», ha scritto Ugo Volli, è Nome di battaglia Lia, storia della partigiana Gina Galeotti Bianchi, che cadde sotto una raffica di mitra a Niguarda, il 24 aprile del 1945. Va in scena fino al 24 aprile al Teatro della Cooperativa, con regia di Renato Sarti, anche attore assieme a Rossana Mola e Marta Marangoni. Finiamo l'escursione tra i teatri milanesi con Apocalisse, fino al 22 aprile in Sala Fassbinder, all'Elfo Puccini. Dai racconti di Niccolò Ammaniti, il regista Giorgio Gallione ha ricavato lo spettacolo cucito su Ugo Dighero, versatile attore che faceva parte del collettivo Broncoviz (insieme a Maurizio Crozza) e molto noto anche al pubblico televisivo. Una parodia della nostra società, più che un risuonar di trombe (del Giudizio).