Il vigile che ha ucciso il capo: "I turni peggiori li faccio io"

L'agente da tempo era convinto di essere mobbizzato e pochi giorni fa gli avevano negato il trasferimento

Tutti conoscono tutti. Così le tragedie nei paesi o nelle cittadine assumono dimensioni gigantesche, inimmaginabili. Figuriamoci quando si tratta di fatti veramente drammatici e inaspettati. Come il dramma consumatosi ieri intorno alle 15 in via Cesare Battisti, sede sia del comando dei vigili di San Donato Milanese che del municipio locale. Massimo Schipa, 52 anni, agente della polizia locale e padre di famiglia, dopo essere entrato nell'ufficio del suo vicecomandante, il 49enne Massimo Iussa, senza dirgli una parola gli ha sparato al petto con la pistola d'ordinanza, una Beretta calibro 9. Immediatamente dopo il «ghisa» ha esploso un secondo colpo, puntando l'arma contro la sua tempia. I due, portati d'urgenza al Policlinico, sono morti poco dopo il loro arrivo in ospedale.

I carabinieri della compagnia locale stanno ricostruendo, passo dopo passo, la vicenda. Tutti sanno che Schipa - originario del leccese ma residente a San Donato con la moglie, una coetanea impiegata ai servizi sociali e il figlio 23enne - da tempo era convinto di essere mobbizzato, costretto ad affrontare il lavoro più scomodo e pesante. «I turni peggiori capitano a me» soleva ripetere. E da cinque-sei anni chiedeva incessantemente di essere trasferito o di ottenere la mobilità. Anche mercoledì, il giorno prima della tragedia, si era fatto accompagnare dalla moglie al comando di via Cesare Battisti per sollecitare nuovamente un cambio di sede. Che gli era stato ancora rifiutato.

Secondo i carabinieri Schipa non l'aveva giurata a Iussa. Probabilmente, poiché il vice comandante è una sorta di mediatore con i vertici della polizia locale, si ipotizza che l'agente abbia ritenuto il 52enne responsabile di non aver fatto abbastanza per perorare la sua causa con il comandante Fabio Allais. Quest'ultimo, che si trova in vacanza in Irlanda, sta tornando a San Donato.

Ilaria Amè, 40 anni, già assessore alle pari opportunità per Forza Italia ieri, alla notizia della sparatoria, è stata tra i primi ad accorrere in via Battisti. Quando ha scoperto che uno dei morti era l'amico Massimo Iussa, l'Amè ha perso i sensi ed è stata soccorsa da un'ambulanza sul posto.

«Prima di essere un amico leale e generoso - ci spiega - era un vigile coraggioso e professionale. Quando ci si barricava in Comune per non subire le aggressioni da chi pretendeva la casa popolare, lui faceva da mediatore. Era un uomo ligio al dovere, ma non un giustiziere. Nel 2007, durante l'ultimo giorno di campagna elettorale, era rimasto vittima di un'aggressione al mercato di via Gramsci. Intervenuto con un collega per sedare una rissa tra due automobilisti e il conducente di un furgone impegnato proprio nella propaganda in vista delle elezioni, infatti, mentre cercava di dividere i contendenti, insieme al collega era stato colpito alla testa con una catena e aveva riportato un grave trauma cranico. No, Max era forte e generoso con tutti. Non meritava questa fine».