Vigile ucciso, estradato il complice del killer

Estradato in Italia dalle Bosnia è già in carcere a Rebibbia Milos Stizanin, il serbo di vent'anni che era a bordo del Suv con cui il nomade Remi Nikolic aveva travolto e ucciso il vigile urbano Niccolò Savarino. Era il 12 gennaio del 2012 e quella fu una tragedia che per la sua assurdità scosse l'intera città che con una lunga processione rese omaggio a Savarino nella camera ardente allestita nel palazzo di Piazza Beccaria. Nikolic era già stato arrestato in Ungheria e condannato a 15 anni, ora l'estradizione del complice su cui pendeva un mandato di arresto europeo dopo l'ordinanza di custodia cautelare per favoreggiamento emessa dal gip Giuseppe Vanore su richiesta del pm Mauro Clerici dopo le indagini di Squadra mobile e Polizia locale. Stizanin è arrivato a Roma con un volo proveniente da Sarajevo via Vienna martedì in tarda serata su mandato delle autorità bosniache. Secondo le indagini Stizanin, dopo che il vigile era stato travolto e ucciso mentre i due cercavano di fuggire a un controllo, aveva disincagliato la bicicletta di Savarino dall'auto e aveva nascosto la vettura parcheggiandola tra le altre in sosta. Poi aveva accompagnato Nikolic all'estero dandosi anche lui alla fuga. La latitanza in Serbia prima di essere fermato a Sarajevo, mentre nei mesi scorsi è cominciato davanti al giudice monocratico di Milano un processo in contumacia a suo carico. Nikolic, invece, era stato condannato lo scorso 22 marzo per omicidio volontario a 15 anni dal Tribunale per i minorenni dopo che il suo legale, l'avvocato David Russo, era riuscito a dimostrare che il nomade era minorenne avendo solo 17 anni al momento dell'omicidio.
Soddisfatto l'assessore alla Sicurezza Marco Granelli: «Ora sarà possibile accertare tutte le responsabilità nella morte del nostro agente, una giustizia che dobbiamo a Niccolò, alla sua famiglia, ai suoi colleghi e a tutta la città». Il presidente della Provincia Guido Podestà si augura che «la giustizia faccia rapidamente il suo corso per rendere giustizia alla memoria di un uomo ucciso nell'adempimento del dovere. Un auspicio che condivisi con i fratelli Rocco e Carmelo in occasione della consegna del Premio Isimbardi dedicato a Niccolò».