Vigili, allarme suicidi: «Agenti lasciati soli e troppo spesso indifesi»

Due giorni fa il secondo caso in tre mesi Chiesto un incontro urgente al comandante

il secondo caso da giugno, i colleghi e il comando sono rimasti profondamente choccati dal suicidio di una vigilessa due giorni fa. La donna, 48 anni, da una ventina nel corpo si è tolta la vita nella sua abitazione con la pistola di servizio.
Descritta come ombrosa e introversa sembra stesse attraversando un periodo delicato nella vita privata. Solo a giugno un' altra collega aveva compiuto lo stesso tragico gesto, nelle medesime circostanze. A giugno 2017 l' omicidio suicidio di due agenti al comando di San Donato. La cadenza impressionante di episodi ha destato particolare preoccupazione tra i ghisa.
Le statistiche raccontano un' impennata di episodi del genere: dal 2010 al 2018 si contano 252 suicidi tra le forze dell' ordine di tutta Itala. Un numero che è il doppio di quello riscontrato tra la popolazione: se si contano 10 episodi genere su 100mila addetti, sono 5 casi su 100mila tra i civili. Cifre impressionanti che dicono molto però anche della situazione di stress cui sono sottoposti, inutile dirlo, gli agenti e i militari: «Appare evidente che il susseguirsi di suicidi all'interno del Corpo deve farci riflettere sia sulle motivazioni che spingono a questa estrema decisione, sia sui correttivi che devono essere adottati al fine di evitare ulteriori gesti inconsulti - scrive il Sulpl Milano -. Lo sradicamento dalla propria terra d'origine, le difficoltà di adattamento alla metropoli, lo stress psico-fisico da lavoro correlato, il profondo senso di solitudine potrebbero essere le cause e le carenze di sistema che ingenerano nel lavoratore la convinzione di non poter ricevere nessun aiuto per le difficoltà ed i problemi che si trova ad affrontare. Il Sulpl richiede un immediato incontro con il Comando».

Obiettivo: l'individuazione di strategie che possano in parte contribuire a evitare che queste tragedie si ripetano. Tra le proposte avanzate dal sindacato il potenziamento del progetto «Operatori ponte» attivato 4 anni fa, che conta 34 agenti e ufficiali. Ognuno è stato formato in modo da riconoscere in se stesso e nei colleghi i primi segnali di un disagio e da orientare eventualmente verso un supporto specialistico. In questo modo si viene a creare una rete interna di primo sostegno in grado di affrontare in modo tempestivo la sofferenza psicologica dei singoli agenti. Un progetto che se ha funzionato bene per i traumi e gli choc sul lavoro, come l'essere venuti in contatto con la morte o con incidenti particolarmente cruenti, andrebbe invece potenziato per altre situazioni.

Da istituire anche un canale dedicato anonimo, un numero telefonico regionale per esempio, che permetta, garantendo l'anonimato, di segnalare sintomi di squilibrio o particolare fragilità dell'agente in un particolare momento e che possa, per esempio, sollevarlo da incarichi troppo stressanti fino ad arrivare alla consegna dell'arma. Così, secondo gli agenti, sarebbe utile un corso di formazione riservato agli ufficiali per insegnare loro a riconoscere determinati segnali e «sintomi» di un malessere profondo o di «burn out», prima che sia troppo tardi.

«Uno dei problemi di questo lavoro - spiega il segretario regionale del Sulpl Daniele Vincini - che si aggiunge alle condizioni stressanti di base, è il senso di solitudine, di mancanza di protezione, che si fa sentire per esempio nel caso in cui si venga denunciati. Bisogna anche potenziare le tecniche e i dispositivi di difesa per evitare che si ripetano tragedie come quella di Trieste. Nell'ultimo anno e mezzo - ricorda - siamo stati oggetto di tre tentativi di disarmo durante colluttazioni. Ora la metà delle pattuglie è dotata di spray urticante, e a breve dovremmo riuscire a raggiungere la copertura personale per i 600 agenti. Così arriveranno a breve anche le auto con le celle di sicurezza per i fermati, una per comando e un paio per ogni reparto, in modo da dare più protezione ai vigili che rischiano sulla loro pelle». Tra le proposte dei rappresentanti dei lavoratori anche l'introduzione di metal detector all'ingresso degli uffici per controllare i fermati.

Commenti

salmodiante

Ven, 11/10/2019 - 18:36

nello specifico del suicidio un senso profondo di rispetto. Tuttavia qualcosa sembra non funzionare nei criteri di assunzione e nelle visite periodiche, che nel caso di persone che detengono e portano armi dovrebbero avere periodicità più frequente. Per quanto attiene la formazione degli ufficiali è inutile, poiché il personale non sarebbe in grado di distinguere cambiamenti di umore derivanti da patologie psichiatriche, da stati di salute o da stress indotto. Abbandono? Senso di sradicamento? Stiamo parlando di puffi o di agenti di polizia locale? Come sono stati scelti? Hanno avuto il posto perché "il uaglione deve farsi una famiglia"?