Vincitori e bolliti

(...) accetterà qualcosa di meno della più giovane collega che c'è da riconoscere l'ha quasi raggiunto senza poter contare su una ventennale carriera nelle istituzioni e un assessorato pesante come quello alla Sanità. Poltrona cui, visti i risultati della sua precedente gestione e i consensi incassati tra i milanesi, potrebbe essere ricollocato.

Voto: 9/10

ATTILIO FONTANA Nessuno pensava che l'avvocato candidato in corsa per tappare la voragine lasciata senza preavviso dal governatore Bobo Maroni, avrebbe potuto stravincere. A sinistra sghignazzavano di fronte ai sondaggi del centrodestra che lo davano avanti di 7 punti e pensavano al sorpasso, ma lui zitto zitto ha rifilato più di 20 punti a Gori, il candidato fighetto del Pd. E si dice che come governatore sarà anche molto più bravo che come candidato. Speriamo.

Voto: 9

GIORGIO GORI Uno degli ultimi disastri del putto Renzi. Perché ci voleva poco a capire che Gori, a differenza di Fontana, sarebbe stato molto più bravo come governatore che come candidato. E sarebbe stato difficile farlo votare in Val Brembana, Val Trompia e Bassa Cremonese. Perché a sinistra il voto degli elettori è considerato uno spiacevole fastidio. Peggio del mal di testa.

Voto: 5

MARIA ELENA BOSCHI Pensavate di aver evitato la madonnina del giglio magico renziano? Nemmeno per sogno. Il tour elettorale della Maria Elena ha fatto tappa anche in Lombardia, nel blindatissimo collegio rosso Cremona-Mantova. Sarebbe stato più bello vederla candidata a Siena o dove la Banca Etruria di papà e fratello ha messo sul lastrico tanti risparmiatori.

Voto: 1-

LUIGI PAGLIUCA Gli era stato affidato dal centrodestra il collegio di Milano. S'è visto poco ed è rimasto fuori, impedendo un filotto di vittorie che sarebbe stato un bello schiaffo a sinistra e grillini.

Voto: 5

FEDERICA ZANELLA Alla presidente del Corecom, Forza Italia ha affidato il collegio della Camera con l'avversario del Pd più tosto. E alla vigilia sono stati fatti girare sondaggi che la vedevano sotto. Lei con tenacia tutta femminile non s'è persa d'animo e (con lo straordinario contributo del presidente del consiglio del Municipio 4 Oscar Strano) ha setacciato con tacchi e borsa Prada mercati, boschetto della droga e caseggiati Aler. Alla fine quello del Pd l'ha schiantato. Brava.

Voto: 8+

CARMELA ROZZA Chi invece da assessore alla Sicurezza del Comune avrebbe dovuto fare incetta di voti nelle periferie, è la «sceriffa» del Pd. Ma alla Minniti di Palazzo Marino non è andata così bene se le preferenze per lei sono state solo 4.282, costringendola a lasciare un ruolo di prestigio per andare a fare il soldato semplice al Pirellone.

Voto: 5

ROMANO LA RUSSA Con un cognome così, forse un posto in consiglio regionale lo si sarebbe potuto conquistare. Segno che anche in Fratelli d'Italia gli equilibri stanno cambiando. Forse.

Voto: 5

MAURIZIO LUPI Con l'uscita di scena di Angelino Alfano sarebbe dovuto diventare il goleador dei popolari di Noi con l'Italia. E, invece, anche in una riserva di caccia di cattolici e ciellini come la Lombardia, lo accusano di essersi preoccupato più di conquistare un seggio per sé che di lavorare per giovani promettenti.

Voto: 4

ROBERTO FORMIGONI Rimanendo in territorio ciellino, la sua assenza alla messa in Duomo per l'anniversario della morte di don Giussani non era un buon segnale. E così è stato: fuori dal parlamento dopo una vita ai piani alti delle istituzioni. Una sufficienza alla carriera e soprattutto perché non aveva, come tanti altri sepolcri imbiancati (vedi Boldrini, Franceschini, Paragone), un comodo paracadute nel proporzionale. E da vecchio leone, ha già detto che non si ritira, a dicembre si vota di nuovo e lui ci sarà.

Voto alla carriera: 6

MANFREDI PALMERI Un premio alla tenacia di un siciliano d'altri tempi. Non ha mollato Parisi anche quando era difficile stare con lui e ora è arrivato il premio (conquistato con le sue sole forze) di un seggio in Regione. La sua competenza servirà.

Voto: 7,5

BRUNO TABACCI Proprio nessuno evidentemente si è ricordato della sua ex compagna, l'immobiliarista Angiola Armellini accusata di aver nascosto al Fisco 1.243 immobili. Lui disse di non saperne niente. Oggi ha shakerato diavolo e acqua santa offrendo un passaggio fino al parlamento a Emma Bonino. Vecchia scuola democristiana e nel suo collegio ha sfondato quota 41 per cento. Chapeau.

Voto: 8+

ALESSANDRO MORELLI Ha dovuto affrontare un avversario scomodo della nouvelle vague renziana, quel Mattia Mor che lo ha lasciato dietro nel collegio 3 Camera. Ma è stato ripescato nel plurinominale ed è uno dei pretoriani su cui Salvini conta per difenderlo a Roma. Si rifarà.

Voto: 5/6

GIANLUIGI PARAGONE La casta dell'anticasta. Nato e cresciuto (soprattutto professionalmente) leghista, appena ha fiutato il vento a 5 Stelle davanti alle telecamere filo grilline de LA7 ci si è buttato. Opposto a Varese all'intramontabile Bossi, ne è uscito con le ossa rotte. Ma anche per lui c'era (ovviamente) il paracadute e così siederà in parlamento. Paraculissimo.

Voto: 4

PIETRO BUSSOLATI Ne gran naufragio nazionale del Pd, ha salvato la barchetta del centro di Milano, accreditando la fola di una borghesia illuminata destinata a far risorgere il sol dell'avvenire. Gente che non solo non ha mai abitato, ma non ha mai nemmeno visto una casa Aler di san Siro e non è mai dovuta tornare a casa a mezzanotte con la 90-91. Però le sue 8.284 preferenze le ha prese. Promosso a patto che la pianti con le insopportabili tirate sull'allarme Fascismo.

Voto: 7

FABRIZIO SALA Il vice governatore ha incassato 8.179 preferenze, ma nel collegio Monza-Brianza che ha un quarto degli elettori di Milano. Difficile non considerarlo un grande successo per uno che di quel territorio sempre così delicato per Forza Italia sta diventando un vero ras. Grande lavoratore, ora serve astuzia nella partita per l'assessorato.

Voto: 9

CARLO FIDANZA Anni di militanza tra formazioni giovanili della destra, Pdl, svarioni finiani e i Fratelli d'Italia di 'Gnazio e Meloni, la ragazzotta di borgata che lo sconfisse per la guida di Azione giovani. Ora per lui si è aperto il portone della Camera. Meritato.

Voto: 7/8

GIANMARCO SENNA È il leghista dal volto umano. Via i fazzoletti verdi e le corna, fa l'imprenditore e assume extracomunitari di buona volontà. Non ha nulla contro le coppie gay e ha ben chiaro di cosa abbia bisogno chi vuole aprire un'attività. Su di lui ha puntato Salvini scegliendolo come capolista e lui l'ha ricambiato trascurando i suoi locali per ammazzarsi di mercati e volantinaggi. Ora il punto di domanda è il suo futuro ruolo in Regione. Novità.

Voto: 8

DANIELA SANTANCHÈ L'avversario a 5Stelle aveva promesso di «asfaltare» la Pitonessa. Ma non è andata così e Daniela Santanché anche con la nuova livrea dei Fratelli d'Italia ha schiantato il big «grillino» Danilo Toninelli nel collegio di Cremona del Senato che non ha superato il 22 per cento. E lei con il suo 48 ha dimostrato di volare alto con qualunque maglia. Barricadera.

Voto: 8+

TONY IWOBI Sarà il primo senatore di colore nella storia della Repubblica. E la notizia è che lo sarà nei banchi di quei «razzisti» della Lega. Ha due lauree, nove fratelli in una famiglia cattolica e ha vissuto parte della vita in Nigeria. In Italia è imprenditore nel settore dell'informatica. Questo è il vero jus soli, altro che quello che vorrebbe regalare il Pd. Bravo.

Voto: 7/8

Giannino della Frattina