Vinili rari, chitarre e violini musica in mostra a Novegro

Dischi d'epoca e pezzi unici a prezzi da capogiro e gli artigiani liutai con strumenti e legni pregiati

È un fine settimana tutto all'insegna della musica quello che va in scena al Parco Esposizioni di Novegro. E che musica: per la prima volta, oggi e domani l'atteso appuntamento con le chitarre e la liuteria classica di «Milano Guitars and beyond - Milano Maestro luthery» fa il paio con una delle fiere più storiche del Parco, «Novegro Vinile Expo», dedicata ai patiti dei microsolchi.

Giunta alla quinta edizione «Milano Guitars» riunisce l'intera filiera della liuteria, dalla vendita di legname pregiato ad artigiani, imprenditori, riviste specializzate, rivenditori: duecento espositori con proposte interessanti per tutti, dall'esperto al neofita. Tre i padiglioni coinvolti (A, B e C) con seminari, demo, live, curiosità e strumenti di ogni tipo. Non di sole chitarre vive il liutaio, infatti, ma anche di viole, violini, violoncelli, contrabbassi, tiorbe, mandolini. Molto ricercati gli specialisti della riproduzione di strumenti antichi. I visitatori, attesi a migliaia, sono in ottime mani: la liuteria è un'industria con radici nobilissime e tradizioni di bottega tramandate di padre in figlio. A onor del vero, non è passata indenne dalla crisi: stando ai dati Dismamusica il calo si è fatto sentire, anche se ultimamente si rivede il segno più.

E se i cultori delle sei corde (e dintorni) non sono pochi, i collezionisti di vinili d'epoca sono tantissimi. Per loro, al padiglione D, ci sono i 140 espositori di Novegro Vinile Expo, da anni riferimento di questo mercato. In fiera anche magazine di cultura musicale, etichette indipendenti e artisti pop, rock, heavy, underground. Nati nel secondo dopoguerra come evoluzione dei vecchi 78 giri, i vinili piacquero per la praticità e il suono caldo e pulito. Nel tempo divennero veri oggetti di culto e alcuni possono valere un patrimonio.

Stando al Record Collector Magazine, rivista britannica specializzata, in cima alla top ten degli introvabili c'è l'unica copia di That'll Be The Day (1958) dei The Quarrymen, praticamente i futuri Beatles: valore 100mila sterline, ricercatissima anche nella ristampa del 1981 (25 esemplari). L'inno britannico suonato dai Sex Pistols nel 1977, mai uscito nei negozi, vale sui 12mila euro. Poi ancora Beatles, White album del 1968 e Please please me del '63, Queen con Bohemian Rhapsody (ma solo la special edition Emi 1978), e il primo album da solista di John Lennon con la discussa copertina di lui e Ono in veste adamitica. Roba da almeno 5mila euro. Restando in Italia, l'Lp di Ma cosa vuoi che sia una canzone , Vasco Rossi 1978, vale circa 3mila euro. Senza contare le nicchie, come il progressive rock anni Settanta, con gruppi-meteora come Laser, Teoremi, Santoni, Spirale. Una cosa è certa: la passione per i vecchi dischi è travolgente, più si trova e più si continua a cercare. Ne sa qualcosa il primatista mondiale Zero Freitas, un brasiliano che ne ha accumulati più di cinque milioni, al ritmo, grossomodo, di 500 al giorno. Ma dove li metterà?