«Violenza clamorosa Gli obiettivi sensibili? Un concetto superato»

Il deputato ed ex magistrato esperto di antiterrorismo «Di fronte alle emergenze le leggi speciali sono un'ipotesi»

Stefano Dambruoso è deputato di Scelta Civica. Da magistrato - ha scritto l'autorevole settimanale Time - le sue indagini «hanno fatto perdere il sonno ai terroristi». Gli chiediamo della sicurezza a Milano e in Italia dopo il massacro di Parigi.

Come è organizzato il sistema di sicurezza italiano?

«È sugli stessi standard dei Paesi interessati da questo fenomeno, come Francia, Germania e Inghilterra. Il vero problema è che in Francia c'è una comunità di persone a rischio che supera anche le mille persone, per fortuna, anche se non basta, in quest'area sono meno di cento: questo permette un monitoraggio più attento».

Alla luce dell'attacco a Parigi, ha ancora senso parlare di obiettivi sensibili?

«Il carattere della sensibilità continua ad avere un senso, chiaro che di fronte ad attacchi così organizzati e così violenti è l'evento in sé che dà la notizia e non il luogo. Se tutto si fosse risolto in un kamikaze in uno dei posti coinvolti nell'attacco di ieri, sarebbe uno dei tanti episodi preoccupanti, ma che non rimarrebbero nella storia degli attentati. Un attacco così ben congegnato prescinde dal concetto di luogo sensibile».

Quali sono i rischi per il Giubileo di Roma?

«Oggi non ci sono segnali a riguardo, questo chiaramente non rassicura su tentativi che potrebbero essere attuati durante un intero anno da potenziali terroristi».

Ha senso smantellare l'apparato di sicurezza organizzato a Milano per Expo?

«Quel tipo di dispositivo aveva un senso in relazione a un evento di grande attrazione sia di persone che di personalità internazionali. Oggi mi sembra più adeguato riportarlo a un'organizzazione adeguata a fatti non emergenziali».

Hollande ha dichiarato lo strato d'emergenza. In Italia si può arrivare a leggi speciali?

«L'auspicio è il no, il grande tema della democrazia a cui non vogliamo rinunciare si pone ogni volta di fronte a fatti del genere, ma è chiaro che fatti emergenziali necessitano di soluzioni di questo genere».

E chiudere le frontiere?

«In Francia ha parlato soltanto il presidente, la LePen non si è prestata alla strumentalizzazione della vicenda in chiave politica proprio perché hanno un senso maggiore dello Stato rispetto ad altri e credo che questo sia il miglior atteggiamento da tenere».

Alla luce del clima che si respira, è il caso di costruire le moschee a Milano?

«Sì perché non sono covi di terroristi e rappresentano un luogo necessario per sviluppare politiche di integrazione culturale e religiosa. Ci consentiranno di avere meno soggetti facili prede di cattivi maestri che utilizzano la disperazione per trasformare in kamikaze persone arrivate in Italia fuggendo da persecuzioni e guerre».