Violenza continua Figli e fidanzati che picchiano madri e compagne

Luca Fazzo

Figlie che picchiano la mamma, fidanzati che gonfiano di botte la loro ragazza. Le aule dei processi per direttissima ieri mattina raccontano storie diverse ma in fondo simili, approdate nel giro di poche ore sui banchi della giustizia. Sono storie di disperazione metropolitana, in cui la violenza - inflitta e subita - sembra il punto di approdo di un degrado fuori controllo.

Nell'aula 1, da sola, c'è una cinquantenne segnata, provata. Ha picchiato la madre ottantenne, al culmine di un litigio, e l'ha sbattuta fuori di casa. Quando sono arrivati i carabinieri hanno dovuto portare l'anziana in ospedale non per le ferite ma perché tremava e sragionava, non si ricordava nè il suo nome nè la sua età. I vicini hanno raccontato che era da giugno che questa storia delle botte andava avanti. La figlia è stata arrestata, e si è scoperto che pochi ani fa con l'auto aveva investito un pedone, e poi se n'era andata come se niente fosse.

Aula 2, un egiziano di ventisette anni, esce dalla gabbia e va a sedersi davanti al giudice per dare la sua versione dei fatti. La polizia scrive che all'una e mezza di notte si è presentato nel bar di via Rembrandt dove la sua donna lavora come cantante, «senza motivo le tirava uno schiaffo tanto da farla cadere a terra», poi le distruggeva il cellulare e la trascinava a terra per i capelli. Alle sette della mattina dopo si è ripresentato a casa, ha sfondato la porta, poi si è andato a nascondere in un armadio in casa di un vicino. E qui lo hanno preso. «Non è vero niente, abbiamo litigato perché io volevo uscire con gli amici ma non l'ho toccata». Peccato che i segni delle botte si vedano ad occhio nudo, e che già l'anno scorso lo avessero arrestato perché picchiava la sua donna di allora. Appena lo hanno liberato, nuova compagna e stesso trattamento. Nella prima aula, si può pensare che una figlia non te la scegli. Ma qui viene da chiedersi che livello possano raggiungere la solitudine per arrivare a prendersi in casa un tipo così.