Violenza rossa, corona del Comune per Ramelli e Pedenovi

Sulla decisione della prefettura di vietare il corteo dei militanti di estrema destra in ricordo del giovane militante Sala ha detto che "non si è trattato neanche di una scelta, perché lo dice la nostra Costituzione e la legge"

«Credo sia venuto il momento della pacificazione». Non era scontato, ma il sindaco Beppe Sala (senza la fascia tricolore) ha partecipato alle commemorazioni di Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi, militante del Fronte della Gioventù ed esponente dell'Msi, uccisi nel 1975 e nel 1976. Ha depositato la corona del Comune prima in via Pinturicchio e poi in viale Lombardia, con lui la vicesindaco renziana Anna Scavuzzo e il segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati. In prima fila - come sempre - gli esponenti di Fdi Riccardo De Corato, Paola Frassinetti, Carlo Fidanza. «Oggi è una giornata importante - ha ammesso Sala -. Ramelli e Pedenovi sono figli di una stagione difficile di Milano, ma credo che sia anche un pò il momento della pacificazione». Ramelli fu ucciso da alcuni coetanei di Avanguardia Operaia, Enrico Pedenovi da un commando di Prima Linea. Sala prima della cerimonia aveva dato un calcio d'inizio al torneo «Calcio e Resistenza». «Se riflettiamo tra quanto è successo settant'anni fa e quanto è successo quarant'anni fa - ha dichiarato -, spero sia il momento di passare oltre. Capisco che i ricordi sono sempre dolorosi, però, nel mio ruolo, in questi cinque anni vorrei attivarmi per poter fare quanto possibile per pacificate tutti a dispetto delle posizioni diverse».

Sulla decisione della prefettura di vietare il corteo dei militanti di estrema destra in ricordo del giovane militante Sala ha detto che «non si è trattato neanche di una scelta, perché lo dice la nostra Costituzione e la legge. Un conto è trovare il modo per pacificare, un conto è trasformare certi momenti in eterne provocazioni. Intanto ci vuole il dialogo e per me ci deve essere con tutti».

De Corato, capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione ed è vicesindaco, ha preso la parola ricordando che Pedenovi «era una persona che credeva nelle sue idee e ha incarnato in quegli anni uno stile di vita che non era facile avere a Milano. Quel giorno noi dovevamo celebrare il primo anno della morte di un ragazzo di 18 anni e invece ci ritrovammo qui quella mattina e un altro nostro amico che era stato ammezzato da un commando di Prima Linea. Il problema è che sono tutti fuori, quelli che hanno ucciso lui e Ramelli. Credo questo sia il monito che dobbiamo ricordare tutti soprattutto in giornate tristi come queste».

Commenti

antonmessina

Dom, 30/04/2017 - 15:10

siccome di sta gentaglia non c'è da fidarsi, la domanda sorge spontanea, cosa intendono guadagnarci ?

Ritratto di Milon

Milon

Dom, 30/04/2017 - 19:20

Poche parole COMUNISTA