La violinista russa che si abbandona ai ritmi brasiliani

Ultimo «Aperitivo in concerto» con Viktoria Mullova che esegue canzoni d'autore e popolari sudamericane

Si chiude oggi la stagione di «Aperitivo in concerto». Come ultimo appuntamento di questa trentesima edizione, al teatro Manzoni, alle 11, sarà di scena una leggendaria interprete che, per l'occasione, offrirà la sua visione della musica brasiliana. Il «Victoria Mullova Ensemble» interpreterà «Stradivarius in Rio».

Si tratta di un concerto evocativo, coinvolgente e sofisticato e in tema con il focus sulla musica brasiliana che ha caratterizzato la programmazione recente della rassegna. Alla musica popolare e d'autore brasiliana si dedica, infatti, una suprema e celebrata virtuosa del violino come Viktoria Mullova, origini russe, artista raffinata, curiosa, mai banale o superficiale.

La Mullova, accompagnata da alcuni musicisti (provenienti dal Brasile, come il chitarrista João Luis Nogueira Pinto, e dall'Inghilterra come il notissimo violoncellista Matthew Barley e il percussionista Paul Clarvis), presta la sua arte, che tutti ha incantato e affascinato con Beethoven, Bach, Vivaldi, Schubert, Prokofiev, Mendelssohn, per un'appassionata lettura della ricca tradizione musicale in Brasile.

Una vera sfida per un'interprete classica, che pure mostra di sapere improvvisare con grazia, profondità e grande gusto, ripercorrendo pagine di Marisa Monte, Caetano Veloso, Antonio Carlos Jobim, Zéquinha de Abreu, Pixinguinha, Waldir Azevedo. Un evento che sintetizza in sé dialogo fra diverse culture, diverse tradizioni, diversi linguaggi, diversi popoli.

Per l'ampiezza e la diversità di interessi, Viktoria Mullova è protagonista di importanti cicli di concerti nelle più prestigiose sale europee, dal Southbank di Londra alla Konzerthaus di Vienna, dall' Auditorium del Louvre di Parigi, al Musikfest Bremen, dall'Orchestra Sinfonica di Barcellona al Festival di Helsinki. Un curriculum, il suo, concentrato sul classico. Stavolta la violista stupirà il suo pubblico, abbandonandosi ai ritmi brasiliani.

Non a caso, l'«Aperitivo in concerto», ha sempre avuto un obbiettivo nella selezione degli artisti da portare sul palco: esplorare l'inesplorato, l'inconsueto. Un'artista russa che reinterpreta brani popolari sudamericani incarna perfettamente lo spirito della rassegna.

Per trent'anni «Aperitivo in concerto» ha voluto essere una «finestra sul mondo», cercando di documentare l'evoluzione della cultura musicale nell'era della globalizzazione, il dialogo fra tradizioni diverse, l'affermarsi e il diffondersi del «meticciato», la decentralizzazione della cultura europea rispetto a un contesto in cui soprattutto il jazz, nel Novecento, ha fatto da modello e catalizzatore per un fittissimo intreccio fra linguaggi diversi e provenienti da ambiti lontanissimi fra di loro.

Alterità e cosmopolitismo sono stati i punti di riferimento di tre decenni di programmazione in cui Bach si è affiancato a Silvestre Revueltas, Ernesto Nazareth o Peter Sculthorpe, Terence Blanchard a Steve Martland, Philip Glass a Cecil Taylor e Max Roach, Henry Purcell a John Zorn. Dalle performing arts alla danza contemporanea, dalla musica di frontiera e di ricerca agli interpreti-icone della nostra contemporaneità, sul palcoscenico del Teatro Manzoni sono stati rappresentati i nostri tempi, con i loro interrogativi, le loro certezze e incertezze, la loro inquieta mutevolezza, il loro futuro ma anche i loro ricordi.

Dal 1984 ad oggi è facile dire che il mondo è molto cambiato: “Aperitivo in Concerto” ha cercato in questi trent'anni di testimoniare e documentare nel modo più completo questi cambiamenti attraverso la creatività senza confini o artificiose distinzioni di genere.