"Vita difficile, si curi" e il giudice libera chi accoltellò Bettarini

Il 29enne Caddeo aveva infierito sul figlio della Ventura con una lama di 21 centimetri

Una decisione probabilmente giusta, firmata peraltro da un giudice noto per il suo rigore nell'applicare il codice: ma chissà se Niccolò Bettarini intendeva proprio questo, quando chiese che i componenti della banda che cercò di ammazzarlo fuori dall'Old Fashion venissero condannati a «pene adeguate». Due degli aggressori sono già fuori dal carcere da settimane, e da ieri ha lasciato la cella anche il capo del branco, Davide Caddeo, ventinove anni. In galera ne rimane uno solo, l'albanese Andi Arapi: che in realtà era stato il primo a venire scarcerato, ma ne approfittò per cercare di scappare dall'Italia e venne riacciuffato. La speranza, ora, è che i tre complici non seguano il suo esempio.

Era stata una aggressione brutale, quella al figlio dell'ex calciatore Stefano Bettarini e della showgirl Simona Ventura, resa ancora più feroce dalla futilità dei motivi. Il ragazzo aveva rischiato di pagare con la vita solo il fatto di essere intervenuto in difesa di un amico che aveva litigato in discoteca col gruppo proveniente da Affori. Prima uno del gruppo lo aveva provocato per via di un orecchino, poi era stato scaraventato a terra, mentre la sua ragazza che cercava di aiutarlo veniva allontana a calci in faccia. In ospedale, i medici avevano contato sul torso di Niccolò undici coltellate. Solo per caso non era finito al Creatore.

A colpirlo era stato Davide Caddeo, 29 anni, che quella sera in discoteca ci si era presentato con un coltello da 21 centimetri di lama, già pronto alla battaglia. E nel processo con rito abbreviato celebrato il 18 gennaio era stato Caddeo a ricevere la condanna più severa: nove anni per tentato omicidio, più di quanto aveva chiesto per lui la Procura.

Ora il giudice Guido Salvini, lo stesso che gli rifilò la pesante condanna, decide che Caddeo può scontare la sua pena tra i domiciliari e una comunità di recupero. Nonostante il suo ruolo cruciale nell'aggressione e i suoi cospicui precedenti penali, il gip prende atto che Caddeo «ha una storia difficile di vita familiare con genitori dipendenti dall'eroina e il padre a lungo detenuto, situazione che ha portato anch'egli a una precoce dipendenza da sostanze stupefacenti e alla commissione di una serie di reati». Dal luglio scorso, quando venne arrestato a poche decine di minuti dall'accoltellamento di Bettarini, Caddeo viene seguito in carcere dagli specialisti del Sert, e ha avviato un programma di disintossicazione. «Tali circostanze - dice il giudice - sono indicative di un inizio di riflessione e di presa di consapevolezza sulla propria precedente condotta di vita». Inoltre c'è la «possibilità di inserire il soggetto sul territorio nell'ambito di attività di volontariato» ed è «previsto anche un percorso di giustizia riparativa che si concretizzerebbe in un contatto con la persona offesa Bettarini».

Peccato che Bettarini junior di incontrare il tipo che ha cercato di ammazzarlo senza motivo non abbia alcun desiderio. Anche perché chi aveva visto Caddeo quella sera non lo descrive affatto come un tossicodipendente bisognoso di aiuto, ma come un violento e prepotente attaccabrighe.