«Vittima di complotto» Ex capo «ghisa» contro il Comune e la procura

L'esposto di Barbato alla Procura generale è l'accusa di un uomo voluto da tre sindaci

La grana si preparava da dieci mesi, fin da quando Antonio Barbato, capo dei vigili, era stato rimosso dall'incarico. L'aveva presa malissimo e aveva giurato di vendicarsi. Da allora, un crescendo incessante di invettive sui social avevano tenuto viva la sua voglia di rivalsa. E ieri arriva la mossa finale: l'ex comandante dei «ghisa» si presenta a Palazzo di giustizia e deposita in Procura generale un esposto in cui chiama pesantemente in causa l'ex assessore alla Sicurezza, Carmela Rozza, che indica come la responsabile della sua cacciata; e investe inevitabilmente anche il ruolo del sindaco Beppe Sala.

Barbato, costretto alle dimissioni dalle sue intercettazioni con l'imprenditore Alessandro Fazio, arrestato poi per i suoi rapporti con la criminalità organizzata, sostiene in sostanza di essere stato vittima di una macchinazione per lasciare spazio al suo successore: Marco Ciacci, dirigente della Polizia, a lungo capo della sezione investigativa della Procura della Repubblica. Ciacci, dice Barbato, doveva diventare capo dei vigili per fare un favore alla Procura.

Nell'esposto, Barbato attribuisce alla Rozza una serie di confidenze in proposito. «Il nome di Marco Ciacci era già stato fatto al sottoscritto dall'assessore Carmela Rozza nel settembre 2016, quando in una conversazione privata la stessa aveva confidato che tale ufficiale da tempo ambiva di ricoprire il ruolo di comandante della Polizia locale di Milano e che all'uopo si doveva valutare la sua assunzione del Comune di Milano e specificamente nella polizia locale. Tale esigenza secondo l'assessore Rozza rispondeva al fine di assecondare la richiesta effettuata direttamente dai vertici della Procura di Milano al sindaco Sala, aggiungendo che sarebbe stata una buona cosa agevolare la richiesta della stessa Procura, viste le condizioni in cui versava il sindaco con i procedimenti giudiziari che aveva in corso».

È un'accusa assai grave che insieme al sindaco e all'ex assessore tira in ballo anche la Procura della Repubblica: e infatti Barbato presenta l'esposto alla Procura generale che deve vigilare sui comportamenti della Procura. «Il sottoscritto - scrive l'ex comandante - non è in grado di valutare se, come asserito dall'assessore Rozza, la nomina di Ciacci sia stata effettivamente pilotata dai vertici della Procura della Repubblica»», né «se la fuga di notizie che lo hanno riguardato e gli sono costate il ruolo di comandante della polizia locale, siano state prodromiche a tale obiettivo». Le intercettazioni tra Barbato e Fazio, insomma, sarebbero state passate ai giornali per liberare il posto destinato a Marco Ciacci. Commenta la Rozza: «Sono le affermazioni di un uomo turbato che ancora non si è reso conto delle sue azioni e a cui non vale neanche la pena di replicare».

È comunque un uomo che sotto tre sindaci è stato ai vertici della polizia locale, prima come vicecomandante e poi come capo. E la cui polemica da Facebook transita ora in un fascicolo giudiziario; quindi in qualche odo si dovrà venire a capo di cosa realmente sia accaduto. E lo stesso vale per un altro esposto, anch'esso mirato contro la Rozza, che un altro vigile ha depositato in Procura per accusare l'ex assessore di avere trasformato la gestione degli sfratti degli abusivi in una macchina per consenso elettorale, scegliendo d'intesa con i sindacati inquilini, gli occupanti da cacciare con la forza pubblica e quelli da salvare. «Certo - dice la Rozza - abbiamo scelto di sgomberare per primi i violenti e i pericolosi. E allora?».

Nel frattempo, Barbato rende noto che i vertici di Amat, l'azienda comunale cui è stato destinato, hanno deciso di sottoporlo ad una visita attitudinale. «La finalità di tale accertamento è ovviamente la rimozione dall'incarico», dice.