«Le voci femminili della memoria antinazista»

La regista Comencini porta in scena i racconti di via Rasella: «Protagoniste le donne»

Antonio Bozzo

Dieci italiani per ogni tedesco ucciso. La terribile equivalenza la conosciamo tutti: è la rappresaglia che le forze di occupazione naziste operarono a Roma, città aperta, il 24 marzo 1944, giorno dopo l'attentato partigiano in via Rasella, dove morirono 33 soldati altoatesini. «Ne sentivo parlare fin da bambina, in casa, da mia mamma», dice la regista Francesca Comencini, che appartiene a una famiglia d'arte di cui l'Italia va orgogliosa. «Ma ne sapevo poco, come sospetto molti italiani, soprattutto delle giovani generazioni. L'eccidio delle Fosse Ardeatine, dove vennero uccisi 335 italiani, è stata una delle più grandi mostruosità del tempo di guerra. In teatro lo raccontiamo dal punto di vista delle donne: non l'aveva fatto ancora nessuno». Al Franco Parenti, da oggi al 13 aprile, vediamo infatti «Tante facce nella memoria», diretto da Comencini. In scena, sei attrici: Mia Benedetta, Bianca Nappi, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder, Chiara Tomarelli. «Ognuna interpreta una donna che in quei giorni c'era, mentre Kappler rastrellava la città per rispettare la formula dieci contro uno. Partigiane, parenti delle vittime, testimoni. Non si tratta però di sei monologhi», dice la regista. «Le storie sono sì individuali, ma come nel montaggio di un film si rintracciano e intrecciano. È stata Mia Benedetta a farmi scoprire queste voci femminili. Mi ha fatto sentire i file audio raccolti da Alessandro Portelli nel suo meritorio lavoro di storia orale, diventato il libro 'L'ordine è stato eseguito'. Le registrazioni sono documenti importantissimi, conservate a Roma nell'Archivio Sonoro Franco Coggiola del circolo Gianni Bosio e della Casa della Memoria. Portelli è andato a casa di parenti e testimoni e con pazienza infinita ha raccolto voci piene di dettagli ed emotività». Ma lei, Comencini, regista di film per grande e piccolo schermo (come la serie "Gomorra" per Sky), non ha pensato a un film? «No, le voci di queste donne sono più aderenti alla forma teatrale. Lo spettacolo ha anche un intento didattico, è bene lo vedano i ragazzi. Sembra un luogo comune, ma non lo è: la memoria è necessaria. Soprattutto oggi in cui si fanno largo revisionismi e negazionismi storici. La tragedia delle Ardeatine entra in risonanza con le tragedie di adesso. Il mondo non sta vivendo un periodo tranquillo». Una delle storie è quella di Carla Capponi; con Rosario Bentivegna fu tra gli autori dell'attentato gappista in via Rasella, che divise anche le forze della Resistenza, non tutte convinte dell'azione. La partigiana Carla diventò moglie di Rosario: le loro ceneri sono state sparse nel Tevere, con gli onori dovuti ai combattenti antifascisti. «Delle sei donne che raccontiamo», conclude Comencini, «nessuna vive ancora. Ma lo spettacolo è stato visto da amici, figli e nipoti che si commuovono alla rievocazione storica».