Da Voena la pittura astratta di Manazza

Esposte le opere che si ispirano ai maestri dell'espressionismo americano

Mimmo di Marzio

La pittura di Paolo Manazza, artista a tutto tondo oltre che noto giornalista milanese, sarà in mostra da oggi fino a tutto l'8 luglio negli spazi della galleria Robilant+Voena (via Fontana 2). La galleria esporrà l'ultima produzione di un autore folgorato sulla via dell'Espressionismo astratto sia di matrice americana che mitteleuropea. Il percorso di Manazza parte infatti da una radice vicina alla poetica della Scuola di New York e dal luminismo astratto del francorusso De Stael, fino a spaziare ad atmosfere più elettriche e contemporanee alla Gerhard Richter. Manazza fa parte di quella generazione di artisti che ancora oggi, nel mare magno dei nuovi linguaggi dell'arte contemporanea, tenta di esplorare le infinite possibilità della pittura. Non della figurazione, di cui non solo in Italia è in corso una (poco edificante) diatriba, ovvero se sia o meno auspicabile un ritorno al primato della tecnica sulle orme della tradizione rispetto alle nuove tendenze bidimensionali. Manazza si spinge nelle viscere della pittura interrogandosi sul significato e sulla forza del colore rispetto al concetto di forma, che ne è in rapporto osmotico ma al contempo al servizio. La ricerca del colore, sulle orme solo apparenti dei grandi padri dell'espressionismo astratto, attiene ad una dimensione più esistenziale e spirituale che fa parte integrante dei bisogni della nostra epoca. Più pregnante, osservando i cromatismi e le vibrazioni suscitate dagli accostamenti delle campiture e dalle loro trasparenze, appare nel suo caso l'analisi di Wassily Kandinskij secondo cui l'arte invece deve emozionare, deve creare un contatto profondo diretto nuovo, capace di addentrarsi all'interno dell'io di chi sta osservando e le forme devono creare armonia per ottenere un efficace contatto con l'anima. E la sua metafora appare quanto mai esaustiva: l'anima è un pianoforte, e l'artista è la mano che toccando i vari tasti fa vibrare l'anima. La mano dell'artista, nel caso di Manazza, attinge alla volontà di giocare con la forza e la luminosità dei pigmenti per creare un effetto mistico, sentimentale, di trascendenza e di mistero. La volontà cioè di dare vita a una realtà «altra» dove il quadro, così come nella lezione di Mark Rothko, diventa una finestra aperta su un mondo trascendente, catturandoci nelle sue inconfondibili e intense «rivelazioni di emozioni assolute».