Volandia Museo dei trasporti E il sogno di Ogliari continua

Treni, autobus, tram e pezzi unici raccolti dal professore ora esposti a Malpensa Cattaneo: «Patrimonio da proteggere». E forse arrivano i tendoni del Decumano

Francesco Ogliari non era solo un avvocato di Cassazione. Francesco Ogliari era dottore in diritto canonico e filosofia, scrittore premiato per ben sei volte con il premio Nazionale della Cultura e della medaglia d'oro dei benemeriti della Scuola, docente universitario della storia dei trasporti. Ma Francesco Ogliari era soprattutto un appassionato tutto ciò che si muoveva: treni, autobus, locomotive, filovie, carrozze, auto, moto, funivie e chissà cos'altro ancora. Era uno studioso a cui era rimasta la voglia di collezionare ciò che negli anni è poi diventato un vero e proprio patrimonio dei trasporti, con lo spirito, la curiosità, l'amore e l'emozione che in queste cose mettono i bambini e che fino a poco tempo fa era raccolto nel museo di Ranco, un piccolo Comune in provincia di Varese.

Una storia. Una storia a disposizione di tutti con una semplice offerta perchè non si pagava neppure il biglietto d'ingresso per entrare nel museo Ogliari. E che però stava andando a pezzi perchè un patrimonio del genere va conservato e protetto e in questi casi la buona volontà non è più sufficiente. Così bisognava fare ciò che che Giacomo e Maria Rachele, i figli di Ogliari, hanno fatto e cioè lasciarlo in eredità alla Fondazione Museo dell'Aeronautica di Volandia che con Regione Lombardia, Provincia di Varese, Fondazione Cariplo, Fondazione Comunitaria del Varesotto e Ferrovie Nord Milano, si è fatta carico di trasloco e restauro. La promessa era quella di far rivivere tutto ciò che nel tempo era stato conservato a Ranco, di metterlo a disposizione di tutti, di far sì che non si perdesse.

La promessa era quella di far rivivere un sogno, il sogno del Professore che se ieri fosse stato presente all'inaugurazione del nuovo «ramo» del Museo di Volandia sicuramente si sarebbe commosso. Perchè come ha detto Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale «Io credo che sarebbe stato molto felice di sapere che ora il suo spirito e la sua opera avranno un grande futuro. Questa è una delle grandi potenzialità portate da Malpensa, un'opportunità che rende onore alla tradizione di innovazione della nostra Regione che non dobbiamo disperdere e che ci consegna un patrimonio di memoria del lavoro e dell'ingegno italiano».

Giusto così. Giusto perchè i 25 mila «pezzi» del Museo Ogliari che troveranno posto a Volandia sono una realtà viva che si conserverà grazie a un'impresa realizzata dall'intuizione e dalla tenacia di una famiglia e di alcuni uomini che ci hanno creduto. «Ma tutto questo- ha spiegato Marco Reguzzoni, presidente della Fondazione Museo dell'Aeronautica - è solo l'inizio di un viaggio che intendiamo proseguire a ritmo serrato, svelando ogni settimana un nuovo pezzo della ricchissima collezione Ogliari, per un totale di ben 50 inaugurazioni nei prossimi 12 mesi. I primi, già previsti nei prossimi weekend, saranno il Luna Park del Plastico Ogliari e la jeep militare degli anni 40 Willys. A primavera arriverà poi la funicolare Saint-Vincent, la nuova hall di ingresso e la miniera. In altre parole un programma serrato, come nella miglior tradizione di Volandia, sempre e comunque in continua evoluzione».

E di promessa in promessa ce n'è già un'altra che sarebbe bello si realizzasse. La proposta del Presidente della Fondazione Museo dell'Aeronautica alla Regione Lombardia che si è detta disponibile a farsi parte attiva per portare le coperture collocate lungo il Cardo e Decumano del sito di Expo a Volandia per coprire e proteggere i mezzi di trasporto esposti all'esterno. Sarebbe la ciliegina su una torta. E così il sogno continua. Da Ranco a Volandia per un viaggio che nonostante i 20 chilometri sembra lunghissimo ma che non è un voltare pagina. Anzi. «Perchè - come avevano detto i figli del Professore un anno fa firmando l'atto della donazione a Pirellone- non siamo eterni ed è giusto così, è giusto che il sogno di nostro padre continui a vivere...»