Voluta da San Carlo Borromeo, è del 1500. Al suo interno gli affreschi di Leonardo

C'è l'Abbazia di Chiaravalle, quella di Mirasole e poco distante dai due luoghi di culto, un tesoro artistico quasi sconosciuto dove compare la mano di Leonardo e della sua scuola. Il Santuario di Opera dedicato alla «Madonna dell'Aiuto» è un piccolo tempio dove storia, arte e preghiera si sono raccolte nei secoli. È davvero incredibile che una piccola chiesa posta all'estrema periferia sud di Milano, possa ancora ergersi in tutta la sua bellezza dopo oltre 500 anni, lasciandosi penosamente alle spalle guerre, dominazioni, carestie, pestilenze, abbandoni e incursioni di ogni genere. E sa quasi di miracolo il fatto che, nonostante il passare di secoli e generazioni, siano rimaste intatte opere di pittori, artigiani e artisti che ci hanno tramandato autentici capolavori di pittura, edilizia e arredo.

Se ne conosce l'esistenza dai tempi di San Carlo Borromeo perchè la piccola chiesa è menzionata nelle sue visite in qualità di cardinale dell'arcidiocesi ambrosiana e noto come liquidatore degli Umiliati che reggevano l'attigua prestigiosa Abbazia di Mirasole. Sotto il prato antistante la facciata v'era il cimitero della battaglia di Legnano del 1515 e le fosse stracolme di ossa della peste del 1630, ma è all'interno che si resta a bocca aperta. Proprio sulla destra ecco l'affresco leonardesco della Madonna dell'Aiuto dipinto da un allievo del genio di Vinci, dove si ritrovano similitudini con i capolavori della Madonna del Garofano e della Madonna Dreyfus. E poi è tutto un susseguirsi di opere d'arte: la tela di San Gerolamo di fine 1600; due crocifissi (1600 e 1800) affiancati da due bronzi contemporanei di Henry Rosenthal; i tre affreschi della storia della Madonna datati 1600 dove veniva spesso a pregare il Cardinal Montini (poi diventato Paolo VI) quando reggeva la diocesi di Milano e dove si soffermava il generale Della Chiesa quando passava dal capoluogo lombardo. Sotto l'altare e il coro del 1700 si trova una discarica di Roma antica, intoccabile per le Belle Arti e l'inizio di due lunghi cunicoli che portavano alla chiesa di San Defendente e all'Abbazia di Mirasole, la sacrestia è del 1600 con arredi di un secolo dopo.

Ma la mano autentica di Leonardo, secondo la storia, era nella scala del campanile di allora, completamente rifatto nel 2010 da Piero Altrocchi e Carlo Vittoni, con Damiano Altrocchi che da anni cura la conservazioni delle opere d'arte. Sul tetto, sopra l'unica campana, un'antica croce con sostegno in ferro della Repubblica Veneta, il tutto appoggiato sopra una mezzaluna islamica di origine balcanica portata dai Crociati.

A vigilare su tutto questo, che nel 1794 divenne un ospedale da campo voluto da Napoleone, un “ragazzino” di 91 anni, don Michele Arnaboldi, un milanese di Caronno Pertusella che fu anche comandante partigiano e cappellano dei bersaglieri, staffetta in bicicletta durante la seconda guerra mondiale (insieme a Don Giussani), calciatore e arbitro in seminario, grande tifoso della Juventus, monsignore per nomina vaticana, ma che proprio dal Vaticano scappò nel 1974 per costruire chiese a Opera e Noverasco e per dedicarsi nel 1983 alla ristrutturazione del Santuario, fortemente voluto prima da Montini e poi dal Cardinale Colombo. «Sono un avventuriero e un uomo d'azione e per sistemare il santuario, che stava andando in rovina, ho speso 4 miliardi di vecchie lire, soldi donati dai fedeli, senza alcun contributo pubblico», afferma il Monsignore. «Di qui è passata la storia e ora è giusto che siano conosciuti i tesori d'arte del Santuario».