«Voteremo (coi tablet) per tenere i nostri soldi e per riaprire i Navigli»

L'uomo di Maroni che prepara il referendum «Sogno l'indipendenza. Noi come uno Stato»

(...) per sezione, saranno 24mila. Sono studiate ad hoc, poi le lasceremo alle scuole ma potranno essere usate ancora. Sperimentiamo questo metodo che è importante quanto l'obiettivo dell'autonomia. Io spero possa essere il primo voto di una lunga serie».

Ma questo voto serve davvero o è solo «propaganda»?

«È un voto consultivo, le conseguenze si valuteranno in termini politici, non istituzionali. Farà partire un negoziato, come la Brexit, e lo farà in base a un risultato che io spero positivo. Da quando esiste questo articolo 116 della Costituzione sono stati fatti vari tentativi, penso a Formigoni ma anche alla Toscana, tutti abortiti, tutti negoziavano più competenze, ma senza risorse le competenze sono una fregatura».

Quanto volete tenervi e non mandare più a Roma?

«Il presidente parla di metà del residuo fiscale, vale a dire ciò che versiamo allo Stato meno ciò che riceviamo in servizi o risorse. Oggi abbiamo un residuo di 56 miliardi. E la Lombardia ha una spesa di 23 miliardi fra sanità, trasporti, agricoltura ecc. Raddoppiarla significa risolvere i problemi dei lombardi per tanti anni».

Ci «rimettono» le altre Regioni. Potrà dire che sarà uno stimolo a fare meglio...

«Di stimoli ne hanno avuti tanti, negli anni, ma non è stato possibile neanche far passare il principio costi standard».

La sua nomina, decisa della giunta di Maroni, come si capisce bene dalle sue parole, è coerente con la sua battaglia nella Lega Nord, dove ha corso per la segreteria. Lei è un federalista?

«L'incarico è operativo, istituzionale, c'era bisogno di un mastino. Ma certamente è coerente col mio impegno nel movimento. Io sono indipendentista. Per me l'autonomia è un primo passo, ma so bene quali siano le spinte conservatrici».

Per lei non è l'Europa il problema principale, vero?

«L'Ue non è il problema, il nemico principale resta il centralismo romano, non Bruxelles. D'altra parte 7mila forestali non li ha assunti la Merkel».

Lei vedrebbe bene la Lombardia come nuova «stella» dell'Europa.

«La Lombardia sarebbe il 7°-8° Stato per popolazione, e sarebbe fra le prime economie europee. Ha i numeri di uno Stato ma ha il limite di essere in un altro Stato».

Lei si definisce di destra?

«No, mai definito di destra. Io sono post-ideologico. Sono nato politicamente quando pensavo che fossero finiti gli steccati. Sentivo Umberto Bossi dire non siamo né a sinistra né a destra, ma sopra, e mi piaceva, è stato un anticipatore».

Maroni scegliendola ha dato un segnale nella Lega?

«No, quando mi aveva chiamato per fare l'assessore, io mi sono dimesso dal Parlamento: Maroni sa che può fidarsi. Io sono operativo, determinato, e credo che sia servito».

Ma lei per prima cosa ha scelto Davide Boni, che da poco aveva dovuto lasciare la segreteria della Lega milanese e che l'ha sostenuta nella corsa alla segreteria.

«Non è stata la prima ma l'ultima cosa. L'ho fatto perché Boni conosce bene Milano e Milano sarà fondamentale. Nelle campagne e nei paesi sarà più facile far passare un messaggio come quello del voto. Fra l'altro io spero che si voti nello stesso giorno anche per l'apertura dei Navigli, nostra antica battaglia».

Sala sembra contrario al voto. Potrebbe usare i tablet?

«Non credo sia contrario. Glielo scrivo io il quesito, bastano 5 minuti. E i tablet sono pronti, basta aggiungere un altro voto, altrettanto importante».

Alberto Giannoni