«Voto agli immigrati? Se la maggioranza cede la Lega saluta e va via»

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Cittadinanza dopo cinque anni e voto agli immigrati, la Lega minaccia la secessione. Per ora dai banchi del consiglio comunale. Poi si vedrà. Matteo Salvini, europarlamentare e capogruppo a Palazzo Marino, annuncia che il Carroccio non farà sconti. A sinistra, ma nemmeno a destra.
Onorevole Matteo Salvini, il voto agli immigrati?
«Significa consegnare le chiavi da casa nostra direttamente ai ladri».
Cominciamo bene. C’è chi dice che responsabilizzare l’immigrato sia il modo migliore per integrarlo.
«Una teoria bizzarra, un errore clamoroso. Grave che a dirlo sia il centrosinistra, ma ancor più grave che a strizzare l’occhio agli stranieri sia qualche settore della Casa delle libertà».
Non è che la Lega vede nemici dovunque?
«Qui un po’ tutti pensano di aumentare i voti. Certo i nuovi “italiani” potrebbero essere un milione. Logica la caccia nel nel governo Prodi, meno in settori dell’Udc, di Fi, in Gianfranco Fini».
Perché?
«Dovesse succedere sono voti in prestito. Passato qualche anno si faranno i loro partiti. Quello islamico, quello dei cinesi, quello dei filippini».
Allora è solo una questione di preferenza, una storia di contabilità elettorale.
«Assolutamente no. La sinistra faccia pure i suoi conticini, la Lega dice che cinque anni non sono certamente sufficienti per completare un percorso di integrazione».
Quindi?
«L’acquisto della cittadinanza è un fatto importante. Va conquistata dallo straniero e ben regolamentata da noi. Mica basta qualche anno di residenza e un test. Non scherziamo».
C’è chi dice che si potrebbe cominciare con le elezioni amministrative. Con i Comuni o i consigli di zona.
«Sono pazzi. Se a Milano a proporlo sarà la sinistra noi faremo tutta l’opposizione possibile».
E se sarà qualcuno della maggioranza?
«Lo farà senza di noi. Siamo pronti ad andarcene, la Lega ritirerà la sua delegazione in Comune».
Ma nemmeno nei consigli di zona?
«Sarebbe un segnale gravissimo. Ormai le percentuali degli stranieri in alcune zone sono altissime. Pensate a via Paolo Sarpi comandata dal partito dei cinesi o a via Padova in mano agli islamici. Significherebbe appaltare agli extracomunitari interi pezzi di città».
Vi diranno che siete xenofobi.
«E non è vero. È sempre una questione di numeri. Quando erano il dieci per cento i cinesi a Paolo Sarpi vivevano benissimo insieme agli italiani. Se sono più del cinquanta per cento è ovvio che tendano a imporre la loro cultura. Lo ammettono anche loro».
Una via all’integrazione bisognerà pur trovarla.
«In tutta Europa stanno alzando la soglia di attenzione, solo noi caliamo le braghe. Ricordiamo che i pachistani arrestati a Londra mentre organizzavano una strage erano tutti di seconda generazione. In teoria gente integrata».
Tentiamo un dialogo.
«Con la cultura islamica il dialogo non è possibile. La maggioranza integralista si impone e ha dichiarato guerra all’Occidente».
Non crede di generalizzare?
«Con i filippini o i buddhisti problemi non ce ne sono mai stati. Ricordate cosa ha detto il cardinale Giacomo Biffi, mica un pericolosa secessionista, padano, eversivo, xenofobo? Se è vero che l’immigrazione è necessaria, allora cerchiamo di favorire quella da Paesi più simili ai nostri per cultura, usi e costumi. Magari le Filippine o il Sudamerica».
E se la proposta Amato diventa legge?
«Consiglio provocatoriamente all’assessore all’Anagrafe di concedere la cittadinanza a chi proviene dai Paesi cattolici e di rinviarla di almeno cinque anni per gli islamici».