Dal web al teatro, con gli Oblivion lo Show è 2.0

Nati dal palcoscenico virtuale del web, da lì passati a quello reale, eppure sempre attenti alla radici internettiane. Ecco perché il nuovo spettacolo degli emiliani Oblivion si arma di una numerazione simbolica che dice tutto: si intitola «Oblivion Show 2.0» e da ottobre scorso gira l'Italia raccogliendo consensi. E siccome fu l'ex direttore artistico di Officine Smeraldo Paolo Scotti a scommettere su di loro anni fa portandoli in teatro, non serve sprecare troppe parole per dire come il ritorno sulla piazza milanese - al teatro Manzoni per una considerevole tenitura dal 4 al 24 aprile (ore 20.45, domenica ore 15.30, ingresso 30-20 euro, info 02.673.69.01) - sia importante per il quintetto composto, in ordine alfabetico, da Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli. La fase 2.0 per gli Oblivion prevede un aggiornamento a un «software» che funziona come una macchina a orologeria: teatro più musica, con uno sguardo nostalgico alla vecchia rivista, al café chantant e un chirurgico ricorso alle parodie, giocando tra passato letterario e satira sociale attuale. Un bel contenitore di note e risate che ha una precisa origine: tutto partì da un filmato su You Tube nel quale - in dieci minuti effettivi - gli Oblivion riuscivano a sintetizzare tutta la storia de «I Promessi Sposi», recitando e cantando popolari canzoni di musica leggera. Ci volle poco a diventare idoli degli studenti (che intanto ripassavano la lezione) e a beneficiare del più classico dei passaparola. Ad oggi, quel filmato ha raccolto la bellezza di 2 milioni e 700.000 contatti web. In questo spettacolo «sequel», come spiega il musicista del gruppo Lorenzo Scuda, «il ripasso letterario si allarga a diversi altri classici italiani. Ecco perché abbiamo scelto un sottotitolo allo show che è Il Sussidiario». L'approdo al teatro Manzoni è senza dubbio una sfida, come spiega lo stesso Scuda: «Venti giorni su un palcoscenico importante per Milano, tra l'altro legato per tradizione a un pubblico maturo: è una bella sfida, anche se questi anni in giro per teatri ci hanno fatto capire di avere un pubblico trasversale. Anzi, paradossalmente la missione più ardua per noi Oblivion è portare in teatro i nostri coetanei, quei trentenni che escono per un happy hour oppure se ne stanno a casa a vedere le serie tv americane». Nelle citazioni degli Oblivion rivivono artisti come il Quartetto Cetra e Giorgio Gaber ma anche - ci tengono a spiegare - «la follia organizzata dei Monthy Python, geni assoluti della comicità anglosassone». Tra i cavalli di battaglia del gruppo bolognese, i cosiddetti «esercizi di stile»: «La formula - come spiega Scuda - è semplice: cantiamo una canzone di un'artista nello stile di un altro artista o di un personaggio celebre. Ad esempio, cantiamo Zucchero in stile gregoriano, Lady Gaga alla Bach, Morandi come se lo interpretassero i Queen». E non mancano balzi astuti nelle mode più attuali: citazioni da Bollywood e qualche battuta registrata sull'ultima attualità (è già in repertorio papa Francesco, ma si parla anche del comandante Schettino). «La politica? - conclude Scuda - Quella entra solo di straforo, in modo simpatico e non acido: regaliamo qualche stoccata ai radical-chic, evochiamo Renzi e Bersani». Infine, una novità: «Si intitola Tutto il campo minato per minato: è una radiocronaca in stile clacistico delle grandi battaglie della storia, da Troia a Waterloo».