Un weekend in Lunigiana tra libri, castelli e... testaroli

Tanti buoni motivi per visitare il borgo di Pontremoli che ogni estate ospita il celebre "Premio Bancarella"

Di Pontremoli ricordo una domenica di luglio, il giorno del premio Bancarella. Questa era la città dei bancarellai, di coloro che nei mercati e sulle fiere avevano i banchi dei libri. Quel giorno assolato il grande Lele Luzzati, sul palco in piazza della Repubblica, disegnava, in diretta, la scenografia davanti a cui sarebbe avvenuta la proclamazione del vincitore. Da Viaggiatore Goloso in erba, ricordo anche il bis di testaroli al pesto. Questa specie di crespella porosa viene segnalata già con i Romani e considerata il più antico tipo di pastasciutta. Comunque sia, è una delle ragioni per scendere a questo affascinante centro della Lunigiana storica, Libero Comune, Città nobile del Granducato di Toscana e Sede Vescovile. Il nome potrebbe derivare da un «pons tremulus», un ponte tremolante in legno, in balia delle piene del Magra.

Arrivati nel borgo, ci accomodiamo all'Antica Pasticceria degli Svizzeri. I fratelli Aichta e la famiglia Beeli arrivarono qui nel 1842. Ancora oggi gli eredi degli «Svizzeri» nei locali in stile stile liberty sfornano crostate di frutta, noci, miele, limone, pandolce genovese e poi brioches di vari tipi, paste. Il salato: focaccine, salatini, panini e naturalmente la torta d'erbi (con la «i»), la tipica torta salata ripiena di verdure.

Sul centro storico vigila il Castello del Piagnaro che prende il suo nome dalla presenza di cave di piagne, caratteristiche tegole ricavate da lastre di pietra arenaria utilizzate in Lunigiana per tetti e coperture. Dal 1975 ospita il Museo delle Statue Stele, enigmatiche sculture in pietra risalenti al periodo tra il IV e il I millennio A.C., preziosa testimonianza della presenza umana nella valle del Magra. Le statue della collezione, la più importante di scultura preistorica antropomorfa Europea, sono tutte realizzate in arenaria e caratterizzate, dalla tipica testa «a cappello di carabiniere». Rappresentano figure umane maschili e femminili, accompagnate da un complesso corredo di armi e ornamenti.

Ora, il bis di testaroli, lo facciamo all'Antica Trattoria Pelliccia, magari con un assaggio di torta di verdure e di agnello di Zeri al forno con patate. Sopra di noi ecco il «Campanone» come viene chiamata la torre di Cacciaguerra. Un tempo parte centrale di una vera e propria fortezza, voluta da Castruccio Castracani, divideva le fazioni guelfa e ghibellina, sempre pronte a menare le mani, che occupavano i quartieri di Sommoborgo e Imoborgo. Nel 1578 fu trasformata in campanile e torre civica. Meglio infilarle, le mani, in uno dei vasetti del Fungo, il negozio di Marino Giumelli, un rabdomante del gusto. Al Fungo attendono i raccoglitori che arrivano al tramonto con funghi, castagne, frutti di bosco che diventeranno marmellata da spalmare sul pane. Qui troviamo funghi freschi, secchi, sott'olio, farina di castagne, miele, formaggio, torte d'erbi, olio, pane cotto a legna.

I funghi li troviamo cucinati alla Taverna dell'Oca Bianca. In tutti i modi: fritti, trifolati, sopra le tagliatelle, a tenere compagnia alla tagliata, crudi con olio e grana. Anche salumi. Per questi, poi, visita alla salumeria Angella. Ci scostiamo, poi, dal centro per raggiungere, un chilometro a sud dell'abitato, il complesso monumentale della SS. Annunziata, il più importante monumento quattrocentesco della provincia. Sorge lungo il tracciato dell'antica via Francigena, dove, secondo la tradizione si verificarono una serie di apparizioni della Vergine a partire dal 1470. La Chiesa, che presenta abside e presbiterio soprelevati, ha forme tardo-gotiche mescolate con elementi rinascimentali: al centro dell'unica navata lo stupendo tempietto ottagonale realizzato del 1526, già attribuito a Jacopo Sansovino. All'interno la splendida Adorazione dei Magi di Luca Cambiaso, il maggiore pittore ligure del Rinascimento, autore anche della lunetta che sormonta l'accesso alla sagrestia.

Chiudiamo unendo gusto e riposo al Resort Cà del Moro, dove al ristorante troviamo il meglio della cucina locale e anche altro: dopo gli antipasti (salumi locali, pasta fritta, cipolline in aceto balsamico, torte d'erbi e verdure ripiene) e il prosciutto di cinghiale con radicchio e parmigiano, ancora i testaroli, quindi coscia d'oca con ciliege e coniglio fritto con misticanza. Buon appetito.