Zam, autonomi sgomberati (e la sinistra quasi si scusa)

Liberato l'edificio di via Santa Croce Il Comune: "L'hanno ordinato i pm"

Ore 15 di ieri, via Santa Croce 19: i musi lunghi e la musica tetra della disfatta ci sono tutti. Lo sgombero allo Zam, iniziato qualche minuto dopo le 8.30, è finito da un pezzo ed è stato un successo per chi lo ha reso possibile: tra spintoni, schiamazzi, insulti, gomitate, manganelli, ma anche tanti falsi allarmi (per i «4 compagni feriti e con costole rotte per le manganellate delle forze dell'ordine» il 118 non sa nulla e non è mai dovuto intervenire. Segno che chi e se, tra i manifestanti, si è fatto medicare è andato al pronto soccorso con le proprie gambe, ndr ) i circa quaranta ragazzi che occupavano ora non occupano più. Anche i tre «duri» che si erano asserragliati all'ultimo piano su un balcone dell'ex scuola media «Giulio Cesare» sono scesi giù calandosi con delle funi poco dopo le 12.30. Restano polizia e carabinieri, fermi immobili sulla strada. Uno degli uomini del reparto mobile è finito al San Paolo con una contusione rimediata in uno dei momenti clou di «respingimento» dei giovani che lanciavano oggetti contro il reparto mobile che cercava di farli uscire, mentre all'esterno della palazzina sono affluite decine di persone, perlopiù «compagni» degli occupanti, a sostegno dello Zam.

«La forza gentile della giunta con tavoli finti e sgomberi a ripetizione» recita uno slogan su un lenzuolone accanto ai sintetizzatori dei giovani che hanno organizzato il presidio proprio davanti alla ex scuola. Oppure, su un altro lenzuolo: «La nostra una rossa passione, il vostro sgombero colore arancione». E una musica da sottofondo che certo non infonde coraggio, ma dipinge lo sconforto dopo la sconfitta. Sì, gli autonomi accusano Pisapia e la giunta di aver voluto lo sgombero o, comunque, di non averlo ostacolato. Il Comune, però non ci sta. E quasi chiede scusa.

«Sgombero non richiesto da Comune, ma ordinato dal pm per motivi di sicurezza (immobile sotto sequestro giudiziario)» così l'account Twitter del Comune. Come a voler mettere le mani in avanti del tipo: «noi non c'entriamo nulla».

Davanti allo Zam si è presentata in mattinata anche Anita Sonego, consigliere comunale della Sinistra per Pisapia. Che, in un video raccolto dal sito antagonista milanoinmovimento.com ha voluto precisare: «Sono venuta per portare la mia solidarietà, noi tutti pensavamo che dopo il tavolo avviato ci fosse almeno una tregua: lo sgombero di oggi inaspettato vedremo in consiglio comunale se qualcuno ha la forza di dire qualcosa».

«Le leggi sono una cosa - ha concluso la Sonego -, ma c'è la possibilità di affrontare il bisogno di autodeterminazione per trovare delle forme di partecipazione anche al di fuori di regole fatte per un certo tipo di società».

Solidarietà agli ormai ex occupanti anche dalla Fiom di Milano e da Sel (il deputato Daniele Farina in testa) per il quale, come viene precisato in un comunicato, «lo sgombero dello Zam è «una sconfitta, un macigno per Milano. Una sconfitta che sentiamo soprattutto nostra. Una sconfitta ancor più della politica perché temiamo possa rappresentare una grave battuta d'arresto per il percorso innovativo che abbiamo messo in campo qualche settimana fa con l'apertura di un tavolo sugli spazi sociali».

Intanto dalle 18.30 un presidio porterà i giovani cacciati dallo Zam in corteo da piazza Sant'Eustorgio a Palazzo Marino.

Commenti

Giorgio5819

Ven, 25/07/2014 - 09:49

Questa giunta, come tutta la sinistra, devono scusarsi di una sola cosa: di esistere.

Ritratto di Limapapa02

Limapapa02

Ven, 25/07/2014 - 14:25

Perchè si chiamano Autonomi, quando dipendono solo ed esclusivamente da una parte politica ben precisa? Per quanto riguarda il tweet del Comune sulla paternità della decisione, è una grandissima paraculata, perché, nel caso fosse accaduto qualcosa legato alla struttura in un qualsiasi giorno normale, sicuramente il coro comunale sarebbe stato di condanna dell'abbandono e della fatiscenza del centro! L'importante è rimanere sempre in piedi e galleggiare, anche in mezzo alle proprie contraddizioni.