Zanardi, Basso e Moro: «Non conta solo vincere lo sport rende migliori»

Serata con i campioni dopo un anno di sfide Alex: «Non mollo mai, ma serve anche il c...»

Antonio Ruzzo

Migliorarsi. Migliorare ciò che si è fatto perchè oggi sia meglio di ieri. Uno sprone a tener duro e a non arrendersi mai che nello sport ma anche nella vita è diventata la parola d'ordine della campagna #Beatyesterday sostenuta da Garmin che due sere fa sulla Terrrazza della Triennale di Milano ha premiato campioni che hanno fatto e fanno la storia del nostro sport. Da Alex Zanardi a Stefano Baldini, da Ivan Basso a Davide Cassani a Simone Moro, dai tratleti e Ironman come Daniel Fontana, Alessandro Fabian e Giulio Molinari a ultrarunner come Stefano Gregoretti che hanno attraversato deserti ad altezze e temperatire impossibili. Ma non solo. C'è chi come Simone Baldini che nel paratrithlon la sua sfida l'ha vinta rimettendosi in gioco dopo un'infezione che a 16 lo ha bloccato su una sedia a rotelle o chi come Giovanna Rossi, che vive con due barre di titanio che le sorreggono la schiena e che due anni fa rischiava di non camminare più, che invece racconta nel blog 46 per cento come è riuscita a diventare una triatleta. «Ognuno ha il proprio beat yesterday ha spiegato Stefano Viganò, AD di Garmin Italia Io ho imparato a tener duro perchè da piccolo me lo ha insegnato mio padre e perchè nella mia famiglia uno sport di fatica come il ciclismo era una religione visto che le gare del Giro le andavamo a vedere in canonica da uno zio parroco. Poi ho avuto la fortuna di lavorare alla Bianchi al fianco di Felice Gimondi, un mito che mi ha fatto capire che non basta tener duro ma bisogna anche avere di fianco una squadra che ti segue...». Un'icona dello spirito #Beatyesterday è Alex Zanardi, il campione paraolimpico e pilota automobilistico, per cui ogni obiettivo raggiunto è il punto da cui ripartire. Non solo per lui. Con l'associazione «Bimbingamba» a cui Garmin ha donato un assegno da 20 mila euro per la onlus, realizza protesi per bambini che hanno subito amputazioni e che non possono usufruire dell'assistenza sanitaria. «Il mio beat yesterday sono state le Paraolimpiadi di Rio- racconta- Nella cronometro sapevo che sarebbe stato maledettamente difficile, soprattutto a cinquant'anni ma ho imparato a fare il meccacnico, il tecnico, a sfruttare ogni dettaglio e sono arrivato all'oro per meno di due secondi. Certo, ci vuole anche un po di culo...» E poi l'oro di Atene 2004 Stefano Baldini che ha consegnato un riconoscimento a Ivan Basso, per aver saputo reinventarsi dopo due Giri vinti finendo la sua prima maratona a Venezia, Ma anche Simone Moro e i suoi ottomila conquistati e raccontati che ti lasciano davvero senza ossigeno: «A certe altezze, dove per fare cento metri ci vogliono ore, dove ogni tre metri ti devi fermare dieci minuti a respirare è chiaro che tener duro è la prima regola- spiega- Quando ho deciso di fare alpinismo ho dovuto fare i conti con leggende come Bonatti e Messner, cosa potevo fare io di più che tra l'altro sono nato sulle montagne bergamasche che al massimo arrivano a tremila metri? Potevo solo fare come gli scalatori polacchi che si sono inventati un nuovo modo di andare sulle cime alzando l'asticella e provando a scalarle d'inverno. Ecco questa è stata la mia sfida...».