Un miliardario d’origine russa vuole sfidare Olmert alle elezioni

da Gerusalemme

Dopo gli affari e il calcio, la politica: il miliardario israeliano di origine russa Arkadi Gaydamak, 54 anni, proprietario del Betar Gerusalemme, uno dei club più prestigiosi del Paese, vuole fondare un suo partito con il quale punta a un quarto dei seggi in Parlamento.
«Penso che creerò un partito entro un mese» ha annunciato ieri Gaydamak. Oggi dovrebbe precisare le proprie intenzioni in una conferenza stampa a Tel Aviv. Il miliardario, molto popolare fra i russi israeliani, circa un sesto della popolazione, afferma di puntare anche sul voto delle altre minoranze, i drusi, gli arabi, gli ebrei ortodossi oltre che sul «popolo del Betar», i tifosi della sua squadra. I sondaggi, stando alla stampa israeliana, oggi gli prometterebbero circa 25 seggi su 120 in parlamento, malgrado il suo passato discusso. È fra l’altro indagato in Francia per un presunto traffico d’armi con l’Angola.
L’entrata in scena di Gaydamak rischia di dare un nuovo scossone al palazzo della politica israeliana. Già alla fine del 2005 c’era stata la rivoluzione operata da Ariel Sharon con la fondazione del partito centrista Kadima, seguita l’anno scorso dal terremoto delle Politiche vinte dal successore di Sharon, Ehud Olmert, con il crollo del grande partito della destra, il Likud.
Da allora c’è stata la disastrosa guerra in Libano che ha fatto crollare la popolarità di Olmert e del ministro della Difesa, il leader laburista Amir Peretz. Poi gli scandali che hanno coinvolto il presidente Moshe Katsav e l’ex guardasigilli Haim Ramon. I sondaggi prevedono, se si votasse oggi, un crollo del partito del premier e un ridimensionamento dei laburisti. Le prossime Politiche dovrebbero svolgersi nel 2010. Ma è possibile che il governo Olmert possa cadere molto prima, forse già nei prossimi mesi, portando il paese a elezioni anticipate. Non è escluso che il rapporto della commissione d’inchiesta Winograd istituita sulla gestione disastrosa della guerra in Libano, atteso per il mese prossimo, possa costringere Olmert e Peretz alle dimissioni.
In questo contesto si affaccia Gaydamank. Il miliardario israeliano - ma ha anche le nazionalità russa, francese e angolana - è vicino al leader del Likud Benjamin Netanyahu, con il quale il suo partito con ogni probabilità si alleerebbe. Secondo i sondaggi - fra i partiti esistenti - se le elezioni si svolgessero oggi il Likud arriverebbe primo con 32 seggi, contro i 12 attuali, mentre Kadima perderebbe i due terzi dei 29 seggi che ha per ora alla Knesset.
Il miliardario punta a portare via elettori soprattutto al partito di Olmert, in difficoltà e al leader dell’estrema destra Avigdor Lieberman (11 seggi) che alle ultime elezioni ha stravinto in seno all’elettorato russo. Gaydamak ha detto ieri all’edizione elettronica del Jerusalem Post che il premier può cominciare a «preoccuparsi».