Milingo a Roma sfida il Vaticano: «Qui un raduno di preti sposati»

L’ex vescovo arriva nella capitale con la moglie: «Non incontrerò il Papa»

Luca Rocca
da Roma
Gli scandali, le guarigioni e gli esorcismi, i rapporti con la setta del reverendo Moon, il matrimonio con l'agopunturista Maria Sung, il sesso, il perdono della chiesa e poi la scomunica definitiva. Sullo sfondo un paventato, ma mai confermato, scisma nella chiesa cattolica africana. Si muove lungo queste coordinate il libro «Confessioni di uno scomunicato» (edizioni Koinè) di monsignor Emmanuel Milingo, l’ex arcivescovo di Lusaka, capitale dello Zambia, che balzò agli onori della cronaca internazionale nel 2001 per il suo matrimonio con la coreana Sung.
L’opera verrà presentata la prossima settimana in Italia, dove Milingo è arrivato ieri insieme alla compagna Maria Sung, dopo un anno e mezzo di assenza e dove si fermerà per circa due-tre settimane. «Mi mancava l’Italia, ci ho passato 25 anni e la considero la mia seconda patria», ha detto appena messo piede a Roma. Il monsignore della discordia ha anche annunciato di avere molti progetti in cantiere: un secondo nuovo libro, un dvd che racconta la sua storia. E infine la trovata più ghiotta: «Ci sarà presto un raduno di preti sposati a Roma, ma ancora non so quando, lo stiamo organizzando». Seguita da una precisazione: «Noi non siamo contro il celibato, ma è un’opzione»,
Tra i mille impegni - annuncia - incontrare il Papa non rientra nelle priorità. Quando i giornalisti gli chiedono se lo farà, risponde: «Non necessariamente, vedrò dei miei amici, tanti preti sposati e farò dei controlli medici», pare un intervento alla cataratta e al ginocchio.
Il sospetto, tuttavia, è che l’ex vescovo di Lusaka, sia in Italia per lanciare una sorta di sfida al Vaticano proprio per la scomunica inflittagli. Lui però prima glissa sull’argomento, poi precisa: «La scomunica non esiste, non dopo il Concilio Vaticano II».
Nel suo ultimo libro Milingo completa il quadro, raccontando che le avances di Moon e della sua «Chiesa dell’Unificazione»: «Sono e resto cattolico - scrive -. Il reverendo Moon e sua moglie hanno visto in me una persona ispirata da Dio, ma gli ho fatto capire che non avrei mai aderito alla loro chiesa». Se i «moonisti» hanno mai preteso che abbandonasse la chiesa cattolica che gli aveva ripetutamente voltato le spalle? Milingo spiega nel volume che mai è arrivata una richiesta di abiura ufficiale nonostante le voci, insistenti, che lo davano per interessato a uno scisma all’interno del Vaticano con la creazione, in Africa, di una chiesa alternativa a quella di Roma. «Da parte mia non c’era e non c’è mai stata nessuna intenzione di provocare uno scisma, anche se loro erano coscienti del fatto che io ero un personaggio che poteva concretizzare un simile progetto».
Ad aver allontanato l’ex presule africano dalla chiesa cattolica c’è anche la concezione della sessualità, uno dei punti cruciale dell’addio. Per Milingo, infatti, l’errore è «considerare la sessualità come intrinsecamente pericolosa, impura, non idonea ai ministri di culto, e vedere le donne come le peggiori rivali di Dio quando invece è Dio ad aver messo tutto ciò che era necessario per la salvezza dell'umanità nelle mani di una donna: Maria, la Vergine».
Milingo è invece convinto che «una maggiore partecipazione delle donne nella Chiesa potrebbe contribuire a rinnovarla». Ma la fama dell'ex arcivescovo è data anche dagli esorcismi con cui combatte il diavolo. Capitolo intenso, questo. «È una guerra aspra, i demoni usano ogni mezzo per nuocermi, ma il mio spirito è all'erta. Se riuscissero a mandarmi in trance, tormenterebbero il mio corpo. Ecco perché, se nel bel mezzo della notte gli spiriti maligni vengono ad attaccarmi, io mi alzo e li mando via con una benedizione e il segno della croce. Poi torno a dormire».
Alla notizia del suo ritorno con Maria Sung, ci fu chi disse che Milingo fosse vittima del diavolo. Lui ha pensato bene di replicare per iscritto: «Il diavolo non può dominarmi. Penso che la gran parte delle persone che parla male di me è posseduta essa stessa, oppure non ha il discernimento».