Un milione in giro per tutta la Notte Bianca

La celebre interprete è stata costretta a rimanere a casa per l’influenza

Laura non c’era. Annunciata come grande ospite del tributo ad Armando Trovajoli, la Pausini è stata costretta a dare forfeit a causa dell’influenza. Nonostante lo spiacevole contrattempo, la folla delle grandi occasioni ha assediato il Campidoglio, in attesa del concerto di mezzanotte di Franco Battiato. Scalinata e strade circostanti gremite per l’esibizione dell’artista siciliano.
L’edizione 2007 della Notte bianca ha portato nelle vie di Roma più di un milione di persone. Dalla splendida installazione luminosa del Circo Massimo agli eventi musicali e teatrali organizzati in piazza, il grande evento notturno è stato un successo, grazie anche alla preziosa collaborazione degli elementi che hanno garantito cielo sereno e clima mite. Ma tutto era iniziato a Villa Torlonia, 24 ore prima. Venerdì pomeriggio Walter Veltroni aveva inaugurato la mostra sul pittore Gino «Scipione» Bonichi, al Casino dei Principi di Villa Torlonia, prima appuntamento di «Aspettando la Notte bianca». «L’omaggio a un artista vissuto a Roma - l’opinione del sindaco - in un luogo appena ristrutturato, è il modo migliore per dare il via a due notti di serenità, allegria e solidarietà civile. Divertitevi e rispettate la città». Proseguendo la sua perlustrazione, Veltroni si era soffermato al Vittoriano per inaugurare tre mostre in un sol colpo: l’esposizione su Spiderman, quella sulle fotografie degli studenti che l’hanno accompagnato in Africa («il mio cuore è qui - le sue parole - e mi ha fatto piacere rivedere i ragazzi che sono venuti fin lì con noi»), e infine la mostra del fotografo Stefano Carofei che documenta i precedenti due viaggi del sindaco nel Continente Nero. Non ancora sazio, il primo cittadino ha visitato le installazioni luminose del Circo Massimo, del Palazzo delle esposizioni appena riaperto e del «Light Building» di corso Vittorio. Da lì, Veltroni è tornato in Campidoglio per presenziare alla lettura dell’Eneide, affidata allo scrittore Vittorio Sermonti, che ha richiamato una folla di più di mille persone. L’ultima tappa del tour notturno è stata naturalmente piazza di Siena, gremita per il concerto di Lucio Dalla. «Qui dove il mare luccica, e tira forte il vento...». Comincia così, il cantautore bolognese, «come non ho mai cominciato, con una canzone dedicata a me stesso, a voi e a un amico». Accenna Caruso, centomila persone cantano con lui e il pensiero va a Luciano Pavarotti. Poi parla dei capolavori di Caravaggio, dei suoi angeli, e attacca Se io fossi un angelo. Chiama sul palco Federico Zampaglione dei Tiromancino, con cui canta «Com’è profondo il mare» e Felicità, ma le due voci non si fondono e l’esibizione non entusiasma. Arriva il momento di «una canzone che solo un cretino come me poteva scrivere»: è proprio Canzone, interpretata insieme alla delicata voce di Rosario Di Bella. Su Balla balla ballerina l’ottima band tira fuori i decibel e introduce l’ospite successivo. «L’ho obbligato a cantare col fucile spianato - spiega Dalla - e faremo insieme una canzone che ho scritto per il suo nuovo film». È l’attore partenopeo Vincenzo Salemme: «Veltroni se n’è andato appena mi ha visto - racconta - dicendo che se canto viene a piovere. Sono mortificato, ascolterete una pessima esibizione, ma vi assicuro che il film è meglio». In realtà Salemme sorprende tutti e sfodera una voce più autoritaria di quella dei cantanti che lo hanno preceduto. Arrivano Futura e poi Washington, impreziosita dal sax di Stefano Di Battista. Dalla lascia l’onore del proscenio al jazzista romano e la band dà il meglio di sé, liberandosi per qualche minuto dai vincoli della canzone pop. Su Ayrton c’è spazio per un altro eccellente solista, quel Ricky Portera che con dita veloci intarsia note sulla sua splendida Ibanez madreperlata. Manca solo Fiorella Mannoia, che canta meravigliosamente con Dalla Anna e Marco («finalmente un duetto degno di tal nome» - esclama una fanciulla tra il pubblico). È il momento più bello del concerto, che si conclude con una carrellata di classici che pochi artisti possono permettersi: 4/3/43, Piazza Grande, ancora Caruso, L’anno che verrà e Attenti al lupo. La folla si disperde. Soddisfatta e pronta a passare un’altra Notte in bianco.