Un milione di pazienti in trasferta: corsa al nord anche per una frattura

C’è il treno o l’aereo, l’albergo da pagare oppure i regali da presentare ai parenti che li ospitano. E alla fine si spendono come minimo 1200 euro in due. Ma questo non è il prezzo che si paga per un weekend di lusso. È il costo di un turismo un po’ speciale, quello sanitario. Un esempio? Un siciliano sceglie un ospedale di Milano per farsi operare a un ginocchio o un’ernia inguinale. Il costo dell’operazione è interamente a carico del servizio sanitario nazionale. Poi, però, ci sono i costi per il viaggio, il vitto e per l’alloggio che precede il ricovero. L’accompagnatore non manca quasi mai, marito o moglie, suocera o fratello. E per lui i costi lievitano, visto che deve pagarsi anche l’albergo, o una sistemazione di fortuna. Così, i costi di un’ernia crescono e possono paragonarsi a quelli di un intervento di cardiochirurgia.
Ma il desiderio di un ospedale conosciuto e affidabile, la sicurezza di un’equipe medica preparata vale, agli occhi dei malati, più di mille ostacoli. Anche economici. E così il turismo sanitario è di gran moda e vanta un fatturato di tre miliardi e 528 milioni di euro che comprendono i ricoveri, la specialistica ambulatoriale e la somministrazione diretta dei farmaci.
I RICOVERI
Quasi un milione di italiani, per un fatturato di 2miliardi e 800 milioni di euro, ogni anno si fa ricoverare in regioni diverse da quelle in cui ha la residenza. E non solo per interventi eccezionali che necessitano di ospedali con grandi specialità, ma anche per cure che richiedono i semplici day hospital come una flebo di chemioterapia, che si potrebbe somministrare in ogni ospedale. Non solo. Nella classifica delle prestazioni più richieste primeggiano le operazioni ortopediche, al ginocchio o all’anca. Seguono gli interventi di cardiologia, ma sono richiestissime anche le banali colicistectomie, gli interventi all’ernia e i parti. Già, per far nascere il proprio figlio si rischia di avere il travaglio in aereo o in treno. Ma farlo nascere a Milano sembra che sia meglio che a Reggio Calabria. Sfiducia? Insicurezza? Nostalgia dei parenti lontani? Domicilio al nord che non coincide con l’effettiva residenza? Sono tante e svariate le motivazioni che i pazienti offrono quando presentano la richiesta di trasferimento in altre regioni per le cure sanitarie. Compreso il fatto che la gente del Sud non si fida più di tanto del servizio sanitario nazionale della propria terra. Chi può permetterselo fugge, trasferendosi in qualche ospedale del settentrione anche per togliersi un neo. E i costi lievitano.
I TRASFERIMENTI
Ma la salute è il bene più prezioso e molta gente seleziona prima di farsi anestetizzare e toccare con un bisturi. Così si assiste a una sorta di classifica dei più meritevoli. E tra le regioni più affidabili dal punto di vista sanitario è stata messa al primo posto la Lombardia, seguita dall’Emilia Romagna, dalla Toscana e dal Veneto. I numeri confermano la top ten. La Lombardia vanta un credito record dalle altre regioni, oltre 375 milioni di euro. Al secondo posto si piazza la Toscana con 274 milioni, al terzo il Veneto con 87 milioni.
CHI SI SPOSTA DI PIÙ
Chi è il meno pigro nei trasferimenti? La palma d’oro della mobilità se l’aggiudicano i siciliani, che preferiscono la Lombardia come riferimento per ogni genere di cure sanitarie. Non a caso la Regione Sicilia deve alla Lombardia, per ricoveri e day hospital, più di 80 milioni di euro. Seguono la Puglia con 51 milioni, la Calabria con 48 milioni, la Campania con 46 milioni. Pazienti delle stesse regioni si trasferiscono anche in Emilia romagna. Il Veneto attira soprattutto siciliani e campani. In Toscana, invece, si fanno ricoverare i pazienti di confine. Quelli cioè provenienti da Umbria, Liguria, Lazio, Campania, sprovvisti di alte specialità e di apparecchiature di ultima generazione, oppure, più semplicemente, più comode dal punto di vista della viabilità.
LE PIÙ INDEBITATE
A fronte di regioni ricche dal punto di vista sanitario, si contrappongono quelle con più debiti, a causa della mobilità ospedaliera dei loro abitanti. La Campania spicca al primo posto tra le regioni da cui si «fugge» con un segno meno di oltre 248 milioni di euro. Le fanno buona compagnia altre tre regioni del sud, la Calabria (-220), la Sicilia (-203) e la Puglia (-191).