Un milione in piazza per l’abbraccio ai gladiatori azzurri

Un autobus scoperto trasporta la nazionale per le vie della capitale. Da Palazzo Chigi al Circo Massimo la calca fa ritardare il programma: troppo l’affetto tra cori, lacrime e bandiere tricolori

Massimiliano Scafi

da Roma

Sopra, avvolta in un sudario umido e luminoso di gloria e storia, c’è la casa di Augusto. Sotto, ai piedi della collina dove 2.760 anni fa Romolo dette il primo colpo d’aratro alla civiltà occidentale, ci sono gli eroi di oggi. Abbracciati da un milione di persone, accarezzati da un oceano di tricolori, trasportati a bordo di autobus a due piani scoperti, i gladiatori di Germania 2006 sfilano senza bighe ma con un oggetto alato e dorato. Fabio Cannavaro ci ha dormito insieme questa notte, con la coppa, ora la mostra dal palco, la bacia, la offre a un popolo in delirio.
«Po-popopo-popopo». Notte dolce e piena di eccessi in una Roma che pure ne ha viste tante. Ora, la Città Eterna vede ancora una volta mischiarsi il sacro e il profano: «Santi subito», gridano. E vede mescolarsi pure la virtù e lo sberleffo: «Noi al Circo Massimo, voi al massimo al circo. A’ Zizou, beccate sta coppa», scrivono su uno striscione. E si confondono pure i ruoli. Cori, applausi al capitano azzurro, a Cannavaro, ma c’è un altro capitano, anzi «c’è un solo Capitano», come grida la folla, Checco Totti che ha vinto il mondiale con una gamba sola e che anche qui fatica a camminare soffocato dalla ressa.
Calca, malori, tifosi tra le rovine imperiali, bottigliette d’acqua lanciate della Protezione civile. La festa ritarda, alle dieci di sera gli autobus con la squadra sono ancora bloccati a metà di Via del Corso, stretti da due ali di folla. Del resto il programma era già saltato alle sette, quando l’aereo è atterrato a Pratica di Mare e i tifosi hanno invaso la pista. Baci, pacche sulle spalle, foto con coppa, l’abbraccio tra Totti e Veltroni, la via Pontina bloccata, il pullman costretto a raggiungere Roma quasi a passo d’uomo, scortato da migliaia di scooter imbandierati e strombazzanti.
Primo appuntamento a Palazzo Chigi, con Romano Prodi e mezzo governo in attesa. La banda dei carabinieri nel cortile d’onore, un maxi-tricolore srotolato alle finestre, gente dietro le transenne, il Professore che si affaccia dal balcone al primo piano e fa «ciao ciao» con la manina. Quando arrivano, i giocatori sembrano un po’ frastornati. Giorgio Napolitano li ha insigniti delle onorificenze dell’ordine al merito della Repubblica e li indica ad esempio. «Più e meglio di così non potevate fare, io e tutti gli italiani ve ne siamo grati - dice il capo dello Stato -. È con lo stesso spirito di squadra e amore per l’Italia di cui avete dato prova che il nostro Paese potrà affrontare le sfide che ci attendono».
Prodi accoglie la comitiva a Piazza Colonna, stringe la mano a Lippi, alza la coppa insieme a Cannavaro. Tutti dentro, per l’inno nazionale, cantato a squarciagola da squadra, ministri, impiegati. «Avete ridato dignità al calcio italiano - dice il premier -, avete fatto vedere che per raggiungere i risultati serve la fatica. Per l’Italia questo titolo è una straordinaria occasione di unità nazionale». Altri baci, altri abbracci, altri brindisi, altri coretti che fanno saltare ufficialità e protocolli. «Mi hanno chiesto se lei mi ha invitato a rimanere alla guida della nazionale - racconta Lippi a Prodi - e io ho risposto che non faccio parte del governo». E il Prof: «Ma su questo si può aprire una trattativa».
Un boato, quando Totti si affaccia da Palazzo Chigi agitando la coppa. Accanto a lui Marco Materazzi: «Zidane? Ha visto tutto il mondo quello che è successo». Lippi è come in trance: «Ci saranno due milioni di persone per strada. Vivere una storia così fantastica è davvero un sogno». In via del Corso intanto la gente canta ancora «po-popopo-popopo», l’inno della curva sud romanista tratto dagli White Strips.
Alle dieci e un quarto i due bus all’inglese, rivernicati di azzurro per l’occasione, riescono finalmente a muoversi. In parata sul Corso, che è meglio della Fifth Avenue. In trionfo come i romani sulla via Sacra, sotto un arco di tricolori. Per fare il mezzo chilometro che li separa da piazza Venezia, ci mettono un quarto d’ora. Sui tetti si salta e si balla. Del Piero alza la coppa, Cannavaro spruzza spumante addosso alla gente, Buffon vestito da pirata, Totti che sventola un bandierone. Il milione del Circo Massimo segue da un maxi-schermo e intanto inganna l’attesa celebrando un funerale per i francesi. Una Mercedes cabrio del 1948, trasformata il carro funebre, con sopra un epitaffio: «Il giorno 9 luglio 2006 è venuta a mancare ai suoi, con il punteggio 6-4, la Francia».