Milioni, proteste e scherzi: ora il ponte finisce a Vobbia

Tanti Comuni lo volevano dopo la rivolta di Serra Riccò

(...) pazienza. Ieri, in Provincia, almeno è tornato il sorriso sulle labbra di qualcuno. Roberto Bagnasco, capogruppo di Forza Italia, ha scovato la «notizia». Che stavolta dovrebbe anche essere quella ufficiale. Il ponte in ferro scaricato dagli abitanti di Serra Riccò, quello che doveva essere appoggiato sulle sponde del rio Pernecco (sì, la precedente promozione a «fiume» veniva bene al regista per raccontare una guerra forse meno cruenta di quella combattuta nel Sud Est asiatico ma ugualmente intensa), ha trovato la sua sede definitiva e, soprattutto, apprezzata. Lontana dalla chiesa di San Rocco di Serra Riccò. E lontana dalle polemiche.
Verrà piazzato a Vobbia, dove riuscirà nella mission impossible di strappare più consensi ai cittadini che euro alla Provincia. Sostituirà una passerella pedonale e permetterà alle auto di arrivare in una zona di abitazioni e di impianti sportivi. Farà spendere altri soldi pubblici alle istituzioni, ma almeno l’unico «braccio di ferro» sarà il suo, quello che collegherà le zone finora isolate, e non quello tra comitati di residenti inviperiti e assessori ostinati.
Paolo Tizzoni, vicepresidente della Provincia, lo ha riferito con la certezza di chi ha già messo tutto a posto. Rispondendo all’interrogazione di Roberto Bagnasco e di Andrea Cuneo dell’Udc, ha assicurato che il ponte in ferro sarà smontato e rimontato a Vobbia, dove il Comune ha già sottoscritto un protocollo d’intesa con l’amministrazione di Palazzo Spinola e con le Comunità Montane interessate. A Serra Riccò invece sorgerà un nuovo ponte «progettato secondo le indicazioni del piano di bacino». Sì, perché la prima volta, quando hanno messo il ponte della discordia, mica avevano fatto dei calcoli su misura. O meglio, avevano preso in considerazione la portata del torrente nell’alluvione del 1970. Risultato: oltre quattro miliardi di lire spesi fin dall’inizio (più tutti gli altri soldi per tentare correzioni impossibili), e un ponte sproporzionato alle esigenze, che andava a cozzare contro ogni logica paesaggistica e ambientale. Tra l’altro, appena posizionato, ci si è resi conto che restava rialzato rispetto alle sponde del torrente e che quindi serviva un’ulteriore rampa di accesso che andava ad appesantire ancora quel mostro di ferro.
La rivolta del Pernecco si era conclusa con l’intervento dell’allora presidente della Regione, Sandro Biasotti, che per venire incontro alle esigenze dei cittadini, si era impegnato a cofinanziare come giunta i lavori per la realizzazione di un nuovo e più adeguato ponte. Il film però era solo all’inizio, perché dalla guerra sul fiume Pernecco, si è passati alla commedia. Una fiction, a puntate. Tra le più significative, quella andata in onda a fine novembre del 2003, in piena rivolta di Serra Riccò. Il ponte sarà anche esagerato e brutto per il rio Pernecco, ma ci sono Comuni che si leccherebbero i baffi degli assessori al Bilancio per averne uno così, già fatto. E soprattutto gratis. Così si fanno avanti in molti. Bussano alla porta della Provincia prima Cogoleto, poi anche Mele: «Scusate, è vero che vi avanza un ponte? Dovete mica rottamarne uno? A noi semmai servirebbe, visti i danni dell’ultima alluvione». Il sindaco di Casarza Ligure legge le avance dei colleghi e si accoda: «Noi dovremmo risolvere il problema del torrentello di via Barletti, sappiamo di non essere arrivati per primi, ma siamo disposti a prendercene anche un pezzo solo, di dividerci il ponte con Cogoleto e Mele, se serve».
Lo «spezzatino» è un’idea che non piace troppo. Ma almeno ha il pregio di stuzzicare la fantasia degli amministratori. Anche di quelli della Regione Liguria, che decidono di buttarla definitivamente in burla. Anche se mancano pochi giorni a Natale, vale la pena mettere da parte i buoni propositi e farsi due risate bipartisan. La vittima ideale è Gaetano Scullino, consigliere di Forza Italia, che è il più adatto a finire su «Scherzi a Parte» perché è animato da una grandissima voglia di fare qualcosa di utile per i suoi concittadini del ponente ligure. Qualche perfido alleato gli fa notare le richieste dei vari Comuni per prendersi il ponte: «Non ne serve uno a Ventimiglia? Non te lo fare scappare, fai subito un ordine del giorno». Detto, fatto. Scullino chiama anche i giornalisti e spiega perché sarebbe pronto a pagare le spese di viaggio per portare il ponte tra le frazioni di Calvo e Sant’Antonio. E perché il Comune di Ventimiglia ci metterebbe anche i soldi che servono per allungare il ponte da 18 a 25 metri, come necessario. In aula c’è chi si alza per sostenerlo. Chi, dai banchi dell’opposizione, si ribella perché «il sindaco di Serra Riccò è un mio amico e non voglio che gli portino via il ponte». Chi ancora propone «un’asta di Natale», visto che tutti sembrano volere il ponte, che dovrebbe così andare al miglior offerente. Nessuno avverte Scullino dello scherzo e il consigliere azzurro lo scopre dai giornali il giorno dopo. Ma fa spallucce: «Il mio obiettivo l’ho comunque raggiunto: far sapere a tutta la Liguria che Ventimiglia ha bisogno di un ponte». Il tempo gli darà merito, perché neppure un anno dopo Scullino può gonfiare il petto inaugurando il collegamento tra le frazioni. Non fatto col ponte del Pernecco, ma con un ponte nuovo, su misura.
Passano due anni e altri 550mila euro stanziati dalla giunta Burlando per togliere da Serra Riccò quel ponte e per farne uno nuovo e più gradito. Ora la Provincia fa sapere che tutte quelle tonnellate di ferraglia non saranno trasformate in lamette da barba ma continueranno a essere un ponte. Per la gioia degli abitanti di Vobbia. Roberto Bagnasco e Andrea Cuneo sono soddisfatti, ma non hanno ancora visto comparire il «the end». «Abbiamo risolto due problemi contemporaneamente - sorride il capogruppo azzurro -. Ma andrò di persona a Vobbia per vedere come verrà sistemato». Non si sa mai. C’è sempre spazio per un remake.