Milioni alla rinfusa: i 150 anni del Paese celebrati all’italiana

da Milano

Lo aveva precisato subito, il vicepremier Francesco Rutelli: «Non ci saranno né opere di grande dimensione né micro-interventi a pioggia». È stato subito smentito. Da un impianto fotovoltaico in un parcheggio di uno sperduto paesino ligure, tanto per dire. Perché il compleanno dell’Italia riguarda, appunto, tutta l’Italia, e così nella corsa ad accaparrarsi la fetta più consistente di quel miliardo di euro di soldi pubblici per celebrare i 150 anni dall’Unità nel 2011, sono già stati spesi 380 milioni per progetti tanto costosi quanto fuori tema. Né fanno ben sperare quelli in cantiere, che verranno approvati entro i primi mesi del 2008.
Finanziamenti «all’italiana»
Già il meccanismo è farraginoso: a stilare il programma degli eventi è un Comitato di quattro ministri (Economia, Infrastrutture, Affari regionali e Rapporti con il parlamento). A ricevere le richieste è una Struttura di missione della presidenza del Consiglio. Il primo vaglio tocca a un «Comitato di saggi», che poi gira i pareri al Parlamento cui spetta il via definitivo.
A far supporre che la storia finirà all’italiana ci sono già alcune prove. A partire dai 290 milioni già stanziati, 150 provenienti dal bilancio dello Stato, gli altri dagli enti locali interessati, con buona pace dei conti in rosso che li hanno costretti a portare al massimo tutte le aliquote. A guardare l’elenco delle opere assegnate, suona un po’ ridicolo il severo assunto di un dirigente della Struttura di missione: «I progetti non rappresentativi della celebrazione verranno respinti».
Il sole nel parcheggio
Per esempio, si potrebbe dire che il treno della storia d’Italia non c’è mai passato, ma riparte dalla stazione di Ospedaletti. Munirsi di mappa per trovare questa piccola cittadina in provincia di Imperia, 3650 abitanti governati, sarà il caso, da una giunta di centrosinistra in un ponente ligure per il resto in mano al centrodestra. Dice il sito ufficiale del Comune: «Di Ospedaletti non può dirsi, come di tante altre città, che l’origine sua si perda nella classica notte dei tempi», e infatti esiste solo dal 1500 o su di lì. Eppure, ha ottenuto dicesi 10,5 milioni di euro più spiccioli per il «riuso del deposito merci ex-Stazioni», con tanto di «impianti sportivi, punti ristoro, parcheggio con fotovoltaico e verde attrezzato nonché riuso dell’ex-stazione» quale sede del Municipio.
La gara a chi spende di più
E poi. Se è vero che su rutelliana indicazione le celebrazioni dovranno avvenire in ogni città d’Italia, e non più, come nelle precedenti commemorazioni, solo Torino, il capoluogo piemontese, in quanto culla del Regno d’Italia, dovrebbe lo stesso fare la parte del leone, aggiudicandosi d’ufficio il 30 per cento degli stanziamenti. Per ora però, il mega progetto del nuovo parco Dora Spina nel capoluogo piemontese costa poco più del nuovo auditorium di Isernia, 23,5 milioni contro 21,3, sarà che per farlo è prevista la «delocalizzazione del campo da calcio», e molto meno delle «opere per la Città della Scienza e delle Tecnologie» di Roma, che ne costano quasi 38, ma insomma la Capitale è pur sempre la Capitale. E infatti Roma, nonostante a ogni Regione spetti un solo progetto, ne ha già presentato un altro per un museo della fotografia, tentar non nuoce. E poiché l’Italia è la patria dell’arte, ma l’arte valla a delimitare, Venezia ha ottenuto qualcosa come 72,5 milioni di euro per il nuovo palazzo del Cinema al Lido, Firenze 80 per il parco della musica e della cultura, Reggio Calabria 13,5 per il restauro del museo nazionale, Novara 6 per il restauro e l’allestimento museale del complesso del Broletto. E dev’esser perché l’Umbria è nel cuore della Penisola, che lo Stato ha destinato quasi 26 milioni di euro all’ampliamento dello scalo S. Egidio di Perugia.
Spazio alla fantasia
Va peggio con le richieste che i «saggi» si accingono a valutare il 21 gennaio. Solo la Valle d’Aosta snobba l’occasione. L’Emilia Romagna vuole un museo del tricolore ma poiché trattasi di finanziamento «simbolico» ha aggiunto un secondo progetto, Bolzano sogna la secessione ma intanto approfitta delle italiche casse, la Sardegna chiede una cifra che la Struttura di missione giudica «significativa» per creare un museo nuragico, Torino per non restare indietro ha presentato altre quattro richieste, e la Liguria ha dichiarato guerra a Torino: «Loro potranno anche vantare una storica vocazione unitaria, ma la spedizione dei Mille di Garibaldi nel 1860 partì da Genova» avvertono in Regione. Di qui il tentativo di far passare non uno né due, ma «una serie di progetti», per anticipare di un anno il 150°, là dove, annotano, l’Eroe dei due mondi sarà pure nato a Nizza, «ma sua madre era di Loano, nel savonese, suo padre del Tigullio, e quando fu ferito in Aspromonte è nello spezzino che si fece curare». Idee? Certo. Per esempio rendere balneabile lo specchio di mare davanti alla diga foranea della Spezia, quello dove passano le navi mercantili e militari. Chissà cosa chiederà Marsala.
paola.setti@ilgiornale.it