Militari in strada e giustizia più rapida Al Senato piovono 300 emendamenti

da Roma

Tremila militari per le strade delle città, processi accelerati per le vittime degli infortuni sul lavoro, 42 magistrati in più e incentivi per quei pm che accettano di trasferirsi nelle «sedi disagiate». Il governo è intervenuto a correggere, o migliorare, il decreto sicurezza che da oggi verrà discusso nell’aula del Senato, con 6 emendamenti. Ma sono circa 300 in totale le richieste di variazioni al dl tra emendamenti e subemendamenti, ossia quelle correzioni alle proposte presentate dalla maggioranza. Come le richieste di variazioni alle due norme firmate dai presidenti delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia Carlo Vizzini e Filippo Berselli e che tanto hanno fatto discutere ieri già prima dell’avvio dei lavori a Palazzo Madama: la corsia privilegiata per i processi che riguardano reati di grave allarme sociale e la conseguente sospensione dei processi meno gravi per reati commessi prima del 30 giugno 2002. L’Italia dei Valori chiede per esempio che nei procedimenti da esaminare subito vi siano anche quelli che riguardano i reati contro la pubblica amministrazione. Correggendo la proposta Vizzini-Berselli, l’Idv chiede anche che non vengano sospesi i procedimenti che riguardano corruzione, concussione e reati societari. In pratica se la proposta Vizzini-Berselli è stata definita «salvapremier» questa di di Pietro è esattamente mirata contro il premier e difficilmente passerà all’esame dell’aula.
Alcuni emendamenti del Pd sembrano invece più in linea con il decreto, come quello che vede come primo firmatario Franco Bruno, e che propone di destinare il 50% delle «somme confiscate nell’ambito di procedimenti di tipo mafioso» a un fondo da creare «a sostegno del finanziamento dei premi di produttività delle forze dell’ordine».
Avranno certamente il via libera gli emendamenti governativi. Quello che riguarda l’utilizzo dei militari s’intitola «concorso delle forze armate nel controllo del territorio». In realtà si prevede l’impiego «preferibilmente di carabinieri impiegati in compiti militari» e dunque non necessariamente di soldati in divisa. Si precisa che il piano «può essere autorizzato per un periodo di sei mesi», per un «contingente non superiore alle 3mila unità». L’utilizzo è pensato «per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità».
L’emendamento che prevede processi accelerati per le cause di infortuni sul lavoro viene presentato dal governo - come si legge nelle motivazioni - «per l’eccezionale numero e gravità dei fatti che quotidianamente si registrano sull’intero territorio nazionale». Si cita il presidente della Repubblica: questi incidenti, morti bianche, gravi infortuni, «rappresentano una vera e propria emergenza sulla quale il capo dello Stato ha ripetutamente stimolato una pronta ed efficace risposta».
Una novità di ieri è la decisione del governo di ampliare l’organico della magistratura da 10109 unità a 10151. Verranno trasferiti giudici dalla magistratura militare a quella ordinaria. Questa decisione è contenuta in un nuovo articolo al decreto sicurezza, il 5 bis, aggiunto dal governo in emendamento, dove si prevede anche una nuova norma per il servizio dei magistrati «nelle sedi disagiate». A questi giudici verrà assegnata una indennità che svolga da incentivo per il trasferimento, con il «raddoppio del punteggio di anzianità fino al quarto anno di permanenza».
Il vero ostruzionismo parlamentare al decreto sicurezza in Senato sembra essere svolto dai radicali, che hanno presentato oltre cento emendamenti di cui la maggior parte non superano al riga e mezzo: cambiare per esempio la parola «ottemperano» in «ottemperino», sostituire la parola «altresì» con «inoltre». Emma Bonino e la sua senatrice Donatella Poretti con Marco Perduca si sono davvero sbizzarriti con il vocabolario dei sinonimi per fare le pulci all’italiano del decreto in esame.
La Lega chiede più poteri alla polizia municipale, proponendo con un emendamento di Federico Bricolo che i vigili urbani partecipino ai «piani di controllo del territorio» e che possano accedere alle banche dati del ministero dell’Interno sul rinnovo dei permessi di soggiorno, partecipando così a pieno titolo al contrasto all'immigrazione clandestina.