Militia, Boccacci non risponde al gip ma si difende: «Non sono un criminale»

Interrogatorio di garanzia per uno dei cinque esponenti di Militia finiti in manette per apologia del fascismo e diffusione di idee fondate sull'odio razziale. Boccacci si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha voluto fare una dichiarazione spontanea. Il legale: «Paga per i suoi ideali»

Al giudice non ha voluto rispondere, ma ha preso la parola per una dichiarazione spontanea. Per precisare di «non essere un criminale, ma una persona che da anni persegue la sua linea politica». Maurizio Boccacci, 54 anni, uno dei cinque esponenti di Militia arrestati nei giorni scorsi per apologia del fascismo, diffusione di idee fondate sull'odio razziale ed etnico e violazione della legge Mancino, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip Simonetta D'Alessandro che lo ha mandato ai domiciliari condividendo la tesi della Procura, secondo la quale il gruppo «voleva porre le basi di una "guerra rivoluzionaria" contrapponendosi alle istituzioni preposte alla repressione». Tra gli obiettivi delle azioni di minaccia il sindaco Gianni Alemanno e il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici. Per l'avvocato Paolo Colosimo, Boccacci paga per i suoi ideali, tanto è vero che «il gip non ha riconosciuto il reato associativo contestato dal pm Luca Tescaroli nella richiesta d'arresto». «I fatti contestati - commenta il penalista - sono gli stessi che hanno motivato le perquisizioni fatte nel febbraio del 2010. Da allora non è cambiato nulla». Ora si attende la fissazione dell'udienza davanti al Tribunale del Riesame.