Un Milito di troppo e il Milan si trova a meno 8

MilanoDalla curva meno insidiosa, la sbandata più temuta. Il Milan si ferma nei suoi successi domestici al numero 9, incassa il primo pareggio della serie e si morde le mani per l'occasione mancata. L'Inter vola via, ancora una volta, guadagnato un solo punto sulla Juve castigata a Udine. Il difetto è quello di sempre: la mancanza di continuità. Un altro pari, dopo quello con la Roma, nell'intermezzo di due successi. Così i sogni di gloria muoiono all'alba. È vero, al Milan del primo tempo dice male: la traversa, due volte, gli nega il 2 a 0 che può mettere in banca il successo. Ma poi, nella ripresa, non riesce a trovare la strada verso Rubinho e forse anche Ancelotti ha qualche responsabilità attirando nella propria metà campo tutto il Genoa lanciato a caccia del pari, alla fine meritato e ottenuto da Milito, solo in quel frangente sfuggito alla sorveglianza di Maldini. Adesso deve ricominciare a inseguire e forse trovare un altro equilibrio per il proprio attacco. Al Genoa bisogna fare i complimenti. E non tanto per l'1 a 1 che pure vale oro zecchino ma per la fede avuta nel finale quando ha attaccato a pieno organico. Che nessuno se la prenda con Abbiati, fino a quel momento una specie di diga umana dinanzi agli artigli del Grifone. Piuttosto vale una considerazione: non serve rinforzare la trincea per riuscire ad avere ragione del ritorno genoano. Da segnalare la serata opaca di Kakà: per lui è una notizia.
Se il Genoa è quello del primo tempo, timido e impacciato, è un altro Genoa rispetto al suo recente passato. E allora il Milan può metterlo sotto, nella prima frazione, ben al di là del risicato 1 a 0 rischiando addirittura di chiudere subito i conti della sfida. Perché alla contabilità di Ancelotti bisogna aggiungere le due suddette traverse piene scheggiate da Pirlo su punizione e un paio di blitz rossoneri in area che mettono i brividi a Robinho, non proprio impeccabile. Se Beckham è questo, allora fa proprio bene Fabio Capello a muoversi per venirlo a "testare" e il Milan ad attenderlo per il dopo 9 marzo, la data della sua partenza. Per 10 minuti orchestra da regista defilato, con una serie di passaggi a incrociare che servono palla al piede Pato e Kakà. Poi sempre l'inglese trova, su punizione, lo spunto che rompe l'inerzia, sulla punizione laterale: Robinho si aspetta il cross, l'inglese lo beffa con una parabola velenosa sopra la barriera. Gasperini, un po' per necessità (infortunio muscolare di Thiago Motta a fine tempo) e un po' per scelta (fuori Modesto, dentro Jankovic per tenere Zambrotta in trincea) modifica l'assetto tattico del Genoa forse a riconoscimento d'averne sbagliato l'iniziale assortimento.
Nella seconda frazione, col Milan schierato e col Genoa proteso verso il pareggio, si aprono gli spazi nei quali in teoria possono infilarsi le frecce rossonere e invece per quasi tutto il tempo Pato e Kakà non trovano lo spunto necessario. Quando poi tocca ad Ancelotti procedere al rimpasto governativo, allora emergono altre crepe tra pubblico e Seedorf che finiscono col ferire l'olandese. Che è vero, non firma mai giocate decisive, ma corre e si danna, si spende fisicamente come non capita di vedere tutti i giorni. Da discutere anche il cambio precedente, Ronaldinho per Pato che sembra un risarcimento per l'ex Pallone d'oro e toglie dalla sfida la vivacità del giovanissimo brasiliano. Nonostante l'arrivo di Senderos, la resistenza del Milan cede a uno degli ultimi assalti del Genoa, già vicinissimo al pareggio con Milito (paratona di Abbiati) e determinatissimo, convinto di farcela. La bravura di Palladino consente a Biava di toccare sotto misura per il principe, in gol a porta vuota.