La «milizia blu» anti-sciita è l’arma segreta di Siniora

Dodicimila uomini, cristiani e sunniti, schierati per difendere il governo

Sotto il palazzo del Gran Serraglio si combatte il primo round della nuova grande guerra Mediorientale. La guerra destinata, secondo il supremo leader iraniano Alì Khamenei, a iniziare in Libano e a segnare la sconfitta di tutti gli alleati di «Americani e Sionisti». Il supremo leader evita di citare il terzo avversario di rango: l’Arabia saudita e il mondo sunnita. Americani e Sauditi, con l’appoggio alterno di Parigi, non sembrano disposti ad assistere alla sconfitta di Fouad Siniora e degli altri alleati libanesi. Contrariamente al passato sembrano esser arrivati preparati allo scontro finale. La loro arma segreta, la milizia messa in piedi in gran segreto negli ultimi 17 mesi, è venuta allo scoperto sul campo di battaglia del Gran Serraglio, il palazzo di governo nel cuore di Beirut assediato dai dimostranti filo siriani. Hanno le divise grigio azzurre della vecchie forze della Sicurezza interna, ma non hanno nulla a che fare con la forza derelitta e inefficiente di un tempo.
I servizi di sicurezza americani e francesi, consapevoli di non poter fare affidamento, neppure dopo il ritiro di Damasco, su un esercito controllato da generali filosiriani puntarono tutto, d’intesa con i sauditi, sulla ristrutturazione di quell’unità di sicurezza. Per annacquare la maggioranza sciita la portarono da dodicimila a 24mila uomini reclutando esclusivamente giovani sunniti e cristiani rigorosamente anti siriani. Subito dopo iniziò l’addestramento pagato da Parigi e Washington con la supervisione di un buon numero di consiglieri militari. Solo gli Stati Uniti hanno contribuito con almeno 1 milione e mezzo di mezzo di dollari all’addestramento della nuova unità. Un nucleo di specialisti dell’Fbi ha organizzato le “Pantere“, il nocciolo duro dei “miliziani blu“ composto da 325 uomini addestrati con le tecniche delle forze speciali e degli “Swap team“. A questo lavoro di formazione si è aggiunto nelle ultime settimane il “regalo“ degli Emirati Arabi Uniti che hanno accelerato l’invio di forniture d’armi e di automezzi. Grazie a questo lavoro Fouad Siniora e i suoi ministri possono contare su una forza di fedelissimi schierati nella capitale e nei centri nevralgici del paese.
Nei giorni scorsi, secondo il ministro sunnita Ahmad Fatfat, la Forza di Sicurezza Interna ha fatto affluire nella capitale 8mila miliziani armati di tutto punto e pronti a respingere qualsiasi assalto al palazzo del governo. Per ammissione dello stesso Fatfat, la “milizia blu“ può contare sulla consulenza strategica e sulle informazioni d’intelligence messe a disposizione dai servizi segreti egiziani, sauditi e kuwaitiani. Oltre, ovviamente, all’aiuto fornito da Cia, Fbi e e dagli agenti francesi del Dgse. La stessa Forza di sicurezza interna ha speso almeno 30 milioni di dollari, messi a disposizione dai suoi finanziatori, per organizzare un’unità d’intelligence autonoma e indipendente dagli altri tre servizi segreti libanesi.