Ma le milizie filosiriane fanno paura

L’esercito resta saldo, Hezbollah è ancora forte. Ma tutto può cambiare

Andrea Nativi

L’Esercito libanese per ora resta saldo di fronte alla terribile crisi politica che sconvolge il Paese, ma i suoi comandanti sperano di non dover intervenire in un contesto di scontri tra fazioni e gruppi armati. Dopo la riforma portata a termine da Emile Lahoud, oggi presidente della Repubblica, i reparti non sono più reclutati su base etnica o religiosa omogenea, ma si cerca di creare unità nazionali. Inoltre, per evitare pericolose collusioni con gruppi e fazioni locali, è attuata una rotazione regolare delle grandi unità tra caserme e basi poste in tutto il Paese. Il personale è per il 70% musulmano, con una preponderanza di sciiti sui sunniti (60%-40%), mentre la presenza di cristiani tra i quadri è andata progressivamente diminuendo. L’esercito può contare su circa 63.000 uomini, dei quali 35.000 sono volontari e professionisti. I reparti più affidabili sono i cinque reggimenti indipendenti di forze speciali, non a caso sono schierati nella capitale, così come la guardia presidenziale. Le forze di sicurezza interna contano invece 13.000 elementi e danno minori garanzie. Ma i reali equilibri militari in Libano dipendono anche dalle milizie confessionali e di partito, ancorché ridimensionate dai tempi della guerra civile.
Hezbollah vanta la più forte struttura militare, per consistenza e capacità, ma non si è ancora ripresa dalle batoste subite questa estate e anche se dispone di almeno 2.000 miliziani e altrettanti uomini armati mobilitabili ha perso parte del suo potenziale. Sempre in campo sciita ci sono le milizie di Amal, molto meno consistenti e male armate e che secondo alcune fonti sarebbero addirittura pronte a cambiare campo, guidate da Nabih Berry, proprio a causa della concorrenza di Hezbollah. Alleati con gli sciiti ci sono gli uomini di Michel Aoun, cristiano maronita, che può contare su gruppi armati fedeli, ma con capacità militari limitate, nonché i pochi miliziani drusi pronti a combattere per Walid Jumblatt. Le forze druse, un tempo consistenti specie in Libano meridionale, sono l’ombra di un tempo.
Sull’altro fronte, antisiriano, le milizie armate sono meno agguerrite e consistenti. Negli ultimi tempi sono state costituite forze sunnite di autodifesa, organizzate capillarmente a livello locale, ma che difettano di organizzazione e armamento. I sunniti moderati che fanno capo al premier Siniora sono militarmente davvero poca cosa. Quanto ai cristiani, la falange e i Liberali nazionali hanno qualche centinaio di armati e un seguito limitato tra la popolazione. Stesso discorso vale per il vecchio leader Samir Geagea, che secondo alcune fonti da mesi starebbe armando i suoi pochi fedeli. Sulla carta quindi il fronte filo-siriano è il più agguerrito, ma in Libano gli equilibri possono cambiare nello spazio di una notte.