Le milizie ridimensionate dalla guerra

Andrea Nativi

Chi ha vinto la guerra? Come spesso accade quando un cessate il fuoco provvisorio pone fine alle ostilità, entrambi i contendenti proclamano il rispettivo successo. Ma dal punto di vista tecnico, escludendo cioè le considerazioni politico-strategiche, non c'è dubbio che Tsahal abbia inflitto a Hezbollah una pesantissima lezione. La guerriglia ha avuto oltre 530 dei suoi uomini uccisi (Israele sta pubblicando nomi e cognomi dei nemici identificati, a dimostrare che i suoi numeri sono reali), oltre ad un numero imprecisato di feriti e una ventina di prigionieri. Può sembrare poco, ma per Hezbollah significa che almeno il 20% degli effettivi è stato eliminato o messo fuori combattimento.
La morte degli elementi migliori e più esperti rappresenta un colpo durissimo, che non può essere recuperato in fretta, anche se i volontari certamente non mancano. Hezbollah, che ha sparato circa 4.000 razzi su Israele, ha avuto distrutti il 25% del suo arsenale ed altre centinaia, forse migliaia di ordigni e buona parte delle rampe di lancio, fisse e mobili. Sono andate perduti le infrastrutture, i bunker, i depositi sotterranei pazientemente costruiti al ridosso del confine, moltissimi mezzi, materiali, depositi, attrezzature, armi. Le armi potranno essere sostituite, ma le infrastrutture a sud non ci sono più. Certo, il fatto che la guerriglia sia stata ancora in grado di lanciare 200 razzi poco prima del cessate il fuoco rappresenta una dimostrazione di coraggio e capacità.
Ma questi razzi, diciamolo una volta per tutte, hanno provocato ben pochi danni, una quarantina di vittime civili e poche centinaia di feriti, nonostante fossero lanciati volutamente sui centri abitati.
Tsahal ha perduto in battaglia circa 120 soldati, diverse centinaia sono rimasti feriti. Perdite sentite come una sciagura nazionale a Tel Aviv, ma che considerando la durata delle operazioni, il numero di militari coinvolti e il tipo di avversario si possono considerare lievi. Sono andati distrutti anche un aereo da combattimento, quattro elicotteri ed alcune decine di veicoli corazzati e blindati. Nessuno si aspettava una passeggiata.
Si è trattato di un conflitto combattuto essenzialmente dalle forze aeree e navali, che sono state massicciamente impegnate prima che l'Esercito intervenisse in forze. L'aeronautica in particolare ha effettuato 15.500 sortite (3.000 con elicotteri), con una media di oltre 450 al giorno, e due terzi delle missioni sono state di combattimento. Sono stati attaccati quasi 7.000 bersagli in tutto il Libano. Le unità navali hanno attaccato con i loro cannoni altri 2.500 bersagli, lungo le coste. Nel Libano meridionale poi l'artiglieria ha sparato 3.000 tra proiettili e razzi al giorno. Oltre a colpire duramente Hezbollah e una serie di bersagli strategici, i colpi israeliani hanno provocato vittime innocenti, circa 850.
Anche una sola vittima civile rappresenta una tragedia, ma considerando l'entità degli attacchi si può dire che le forze armate israeliane abbiano cercato e siano riuscite a limitare i danni collaterali.
Quindi, se è comprensibile che in Israele si parli di mettere sotto inchiesta i leader politici e militari, che hanno invero commesso diversi errori, non è il caso di flagellarsi. Piuttosto sarà bene metabolizzare le lezioni apprese, perché è probabile che ci si debba presto preparare a un secondo round.