Le mille esistenze di Robert de Goulaine

Oggi il Centre Culturel Français di Milano (corso Magenta 63) alle 18.30 ospiterà un incontro con lo scrittore francese Robert de Goulaine, che dialogherà con Maurizio Cabona del Giornale sul tema Aristocratie et posture littéraire.
Nato nel 1933 a Boulogne-Billancourt, De Goulaine è viticoltore, umanista, collezionista, poeta e romanziere (il suo ultimo romanzo s’intitola Les Seigneurs de la mort a proposito del quale il quotidiano Le Figaro ha scritto che racconta «personaggi dispersi sulle sabbie mobili dell’esistenza»). Gli abbiamo rivolto alcune domande.
Vuole anticiparci i temi di cui parlerà al Centre Culturel Français?
«Non mi sono per nulla preparato, ma penso che l’incontro punterà in maniera spontanea su qualcuno dei mondi cui ho dedicato la mia esistenza: il castello dei de Goulaine, la domus familiare, la vigna e il vino, che hanno rappresentato uno dei miei principali mestieri; ma anche la scrittura e le mie farfalle tropicali viventi, simboli della perfetta concordanza tra l’istante e l’eternità».
Il quotidiano Le Figaro ha scritto di lei che ha già vissuto tante esistenze: è vero?
«Senza dubbio ho vissuto molteplici esistenze, parallele tanto quanto successive. Diffido delle scelte: sono il più delle volte riduttive. Essere così «inclassificabile» presenta qualche vantaggio ma anche degli inconvenienti, perché le persone, in Francia soprattutto, non sono tranquille nei vostri confronti finché non vi hanno attaccato un’etichetta al collo. Bisogna saper coltivare le proprie differenze, non tanto in rapporto agli altri, quanto in rapporto a se stessi».
Quali sono i suoi scrittori di riferimento?
«Tra i libri che mi hanno influenzato vorrei citare Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, Sotto il vulcano di Malcolm Lowry e quello che io considero una sorta di piccolo capolavoro assoluto, la novella di Tomasi di Lampedusa La sirena. Ciascuno di questi libri tratta a suo modo della felicità: la felicità è una cosa che non esiste, ma che può in qualsiasi momento sparire».
Cosa pensa di Milano?
«Amo Milano, dove ho il privilegio di avere dei grandi e fedeli amici, Patricia e Giuliano Boaretto. Milano è una città di cui ammiro la bella disposizione, una sorta di discreta maestà. È accogliente e ombrosa: assomiglia a quelle persone cui si dà del «Voi» piuttosto che del «tu». È a questo prezzo che gli amori resistono all’usura del tempo».