Mille esuberi all’Alitalia I tagli entro giugno 2011

«Non si tratta di esuberi ma di normale riorganizzazione». Con questa battuta, qualche giorno fa, l’ad di Alitalia, Rocco Sabelli, aveva liquidato le indiscrezioni su possibili tagli nella compagnia. Ieri sera, tuttavia, è arrivata la notizia, diffusa dai sindacati dopo un incontro con l’azienda: Alitalia è pronta a tagliare circa 1.000 posti di lavoro tra il personale di terra. Di questi, 700 saranno avviati alla cassa integrazione su base volontaria (che, come si ricorderà, per i dipendenti Alitalia è stata fissata in sette anni all’80% dello stipendio), mentre altri 250-300 saranno esternalizzati: passeranno cioè ad altre aziende, alle quali l’Alitalia trasferirà l’handling (i servizi di terra) negli aeroporti di Bari, Cagliari, Brindisi e Reggio Calabria. Se pur si tratta di «riorganizzazione», non v’è dubbio che le mille persone siano in qualche modo «in esubero», altrimenti non verrebbero allontanate dall’azienda. L’Alitalia sottolinea il «clima collaborativo» stabilito con il sindacato, e ribadisce la volontarietà del ricorso alla cassa, che - in caso contrario - potrebbe avere come alternativa percorsi di riconversione professionale.
L’attuale organico è di circa 14.300 dipendenti, e il calo delle circa mille unità dovrebbe avvenire entro il primo semestre del prossimo anno, a poco più di due anni dallo start-up. I 700 dipendenti di terra che saranno invitati alla in cassa integrazione, sono circa il 7-8% degli attuali 8.900 addetti a terra. Per quanto riguarda l’esternalizzazione dei servizi di terra, essa è iniziata da tempo (Palermo, Genova, Alghero, Napoli e Lamezia Terme Catania) e fa parte del disegno di servirsi, negli aeroporti periferici, di società fornitrici.
Secondo quanto hanno riferito i sindacalisti, l’obiettivo dell’Alitalia è di ridurre il costo del lavoro per raggiungere il pareggio (nel 2011) concentrandosi sulle attività di volo. Il gruppo, di cui fa parte anche Air One, quest’anno prevede di dimezzare le perdite operative rispetto ai 274 milioni del 2009 e di dimezzare la perdita netta a 160 milioni. In un mercato molto migliorato sarà tuttavia una delle poche compagnie in Europa, e l’unica tra quelle medio grandi, con i conti in rosso.
«I progetti di riorganizzazione - ha riferito il segretario nazionale della Fit-Cisl, Claudio Genovesi - hanno come scopo di rendere Alitalia più competitiva sul mercato internazionale. Non ci sono pregiudiziali - ha aggiunto Genovesi, confermando il “clima collaborativo” - su tempi, modalità e contenuti. Il confronto vede Alitalia e i sindacati disponibili per interventi che non siano traumatici nè coercitivi». Le parti si incontreranno nuovamente il 13 dicembre. Più timori dalla Cgil. Il segretario della Filt, Mauro Rossi, ha espresso «preoccupazione per una riduzione del 7-8% del personale di terra. Si tratta di dati meramente contabili - ha detto - che non nascono da una prospettiva industriale».