Le mille idee della Lega: spunta pure il sì a un governo Dini

RomaLa Lega dice no al governo Monti. Ma forse la Lega dice sì al governo Monti. Le voci si rincorrono: affermazioni, smentite, conferme. Spunta l’ipotesi di un appoggio esterno, ma poi sembra accantonata. Nel vortice di indiscrezioni sulla linea oscillante del Carroccio entra anche un nome alternativo a quello del neo senatore a vita, come futuro premier: Lamberto Dini. La giornata è di alti e bassi e nel pomeriggio si passa da un vertice all’altro. Prima, mezz’ora a quello del Pdl a Palazzo Grazioli, dove Silvio Berlusconi incontra il leader Umberto Bossi e il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Subito dopo, al Senato, un’altra mezz’ora di riunione tra leghisti nello studio della vice presidente del gruppo Rosy Mauro, presenti anche Marco Reguzzoni e Federico Bricolo.
Ufficialmente, la linea del Carroccio sembra chiara: «Noi siamo assolutamente contrari e saremo all'opposizione di governi che non siano quelli usciti dalle urne», insiste Calderoli. Ma c’è chi parla di una forte preoccupazione nella Lega: e se rimanendo fuori, forse unici, si dovesse subire impotenti anche una legge elettorale pericolosa per il partito? Se fosse una mossa sbagliata?
L’ala più moderata e filoberlusconiana del Carroccio avrebbe insistito per offrire almeno l’appoggio esterno a Monti, ma Bossi avrebbe bocciato la proposta. Piuttosto, la Lega non abbandonerebbe l’idea di un governo con il Pdl allargato all’Udc, vedendo ancora magini di trattativa. E per questo insisterebbe con il Cavaliere per proporre al Colle, al posto di Monti, se non Angelino Alfano, quello stesso Dini che nel ’95 sostituì a Palazzo Chigi Berlusconi, sfiduciato allora proprio da Bossi. Le pressioni leghiste sul Pdl, dunque, punterebbero all’ipotesi di un nome politico, sul quale i due partiti del centrodestra potrebbero convergere, salvando la vecchia alleanza.
Secondo i conti dei leghisti al Senato Monti non avrebbe i numeri: solo 25 del Pdl lo sosterebbero. Mentre Lambertow alla Camera potrebbe attrarre molti «malpancisti», fino a superare quota 325. «La stessa maggioranza politica del 14 dicembre», assicurano. Né Bossi né Calderoli, comunque, scoprono le carte. Il secondo spiega solo che la Lega sta all’opposizione di un esecutivo tecnico, che sarebbe un «governo delle due B» (Berlusconi e Bersani), senza «la terza B» (Bossi). E sarebbe sostenuto, aggiunge il capogruppo al Senato, Bricolo, dai «poteri forti, per giunta con la sinistra e l’Udc, che sono gli eredi di quei partiti che hanno prodotto in passato il nostro debito pubblico». A questa ricetta sbagliata non resterebbe che fare «opposizione senza se e senza ma», come dice la Mauro. Un’opposizione «che non sarà né di circostanza né soft e avrà come obiettivo specifico quello di evitare che, con la Lega fuori dall’esecutivo, le fameliche casse romane vengano rimpinguate solo dalla fatica a dal sudore dei padani», spiega Giacomo Stucchi sul suo blog.