Mille islamici «evadono» la scuola

Augusto Pozzoli

La scuola araba di via Quaranta è praticamente smembrata: dei 390 alunni che erano pronti a far lezione in egiziano, quasi la metà hanno trovato (o stanno trovando) un’altra soluzione. Solo 20 o 30 bimbi sono stati riportati in Egitto, altri 45 sono invece pronti a passare ad una media statale e un’altra cinquantina hanno accolto l’invito del direttore scolastico regionale Mario Dutto a iscriversi nella scuola elementare di zona, con l’impegno di fornire loro tre ore settimanali di arabo. Ci sono poi 73 bimbi in età di materna per cui si stanno predisponendo dei locali idonei, ricavati da un adeguamento dell’istituto di via Quaranta. Resterebbe da risolvere il problema dei 200 bimbi delle elementari che ancora aspirano a una scuola di tipo egiziano, e per questi la soluzione è ancora in alto mare.
Ma il fenomeno dell’evasione scolastica messo in risalto dal caso di via Quaranta sembra avere dimensioni ben più vaste. «Basti pensare che nel momento in cui il responsabile dell’istituto verificò i nomi delle famiglie denunciate dal Comune al Tribunale per i minori, solo 12 bimbi figuravano frequentare questa scuola – dice Pietro Farneti, presidente dell’associazione Risvegli che da anni collabora alle attività del centro islamico –. Dai contatti che il centro aveva coi suoi connazionali, si potevano contare circa mille minori che non frequentavano nessuna scuola». Tutt’altro che esaurita la funzione delle associazioni che hanno lavorato nella scuola. Ora stanno organizzando il doposcuola per gli studenti che hanno accettato di frequentare la statale.