Mille lettere ai politici per difendere la vita

Mille e-mail sono partire simultaneamente, dirette ai più importanti politici nazionali, dal presidente della Repubblica in giù, e con un invito: «Rivedete la legge sull’aborto». L’iniziativa è di Eraldo Ciangherotti, presidente del Centro aiuto-vita Ingauno di Albenga e vicepresidente del Movimento per la vita Liguria. «Le cronache di questi giorni ci hanno raccontato due storie che dimostrano perché la legge va rivista - spiega Ciangherotti-. A Firenze, una madre ha deciso di abortire al quinto mese di gravidanza dopo che i medici avevano diagnosticato per il bimbo una sospetta atresia (occlusione) dell’esofago, disturbo che tra l’altro chirurgicamente può essere risolto in molti casi. La legge però consente di interrompere la gravidanza se si decreta che è in pericolo la salute psichica della madre». Così è avvenuto, ma dopo l’aborto terapeutico si è visto che la malformazione non c’era. Il piccolo Tommaso ha lottato sei giorni, poi non ce l’ha più fatta e l’8 marzo è deceduto. «A noi questa sembra una forzatura, una spinta a interrompere la gravidanza» spiega Ciangherotti.
Una legge, la numero 194 del 1978, nata con l’intento di eliminare gli aborti clandestini. «Ma nel tempo le interruzioni di gravidanza sono aumentate, la legge va cambiata - riprende Ciangherotti-. Che modifiche chiediamo? Purtroppo non si può dire che l’aborto è vietato, se lo facciamo la legge sarebbe impugnata a livello europeo. Si può partire però da una correzione importante: si dica che quello portato in grembo da una madre è sempre un bambino e quindi una persona». La prova, ricorda l’associazione, arriva dal secondo fatto di cronaca di questi giorni: «Tutti hanno visto le foto di Amillya Sonya Taylor, la bimba nata prematura dopo sole 21 settimane di gestazione. Sono immagini dove si vede il miracolo delle vita, la creatura formata. Per questo oggi è ancora più forte il nostro impegno per promuovere la tutela e la difesa dei feti abortiti nei primi mesi di gravidanza che sapevamo già essere persone viventi ma sui quali ci siamo maggiormente convinti proprio attraverso le foto di Amillya».
C’è un’altra cosa che potrebbe essere corretta nella legge: «La 194, come spiega il testo, deve anche difendere la maternità - conclude Ciangherotti-. È su questo fronte che si deve ancora fare moltissimo, prevedere forme di aiuto per la madre perché possa portare avanti la gravidanza e poi tenere il bambino». Il Movimento per la vita ha chiesto più volte, poi, che i suoi volontari possano parlare con le madri che si rivolgono ai consultori per porre fine alla gravidanza: «Oggi è diventa purtroppo la prassi, si va al consultorio e subito dopo in ospedale».