Le mille luci di Shangai: ecco come il romanzo racconta la Cina

Un Paese in bilico tra tradizione e modernità. Dall'epica di Mo Yan, alle cronache “calviniane“ di Yu Hua, e le passioni erotiche di Zhou Weihui.

Qualcuno dice che se vuoi davvero capire il senso di questa stagione devi andare a Shangai. E' qui che trovi il cuore della metamorfosi. La città delle nuovi torre e dei grattacieli, dove tutto si mescola: stili, culture, popoli, secoli. Solo lei, la città, resta nell'anima uguale a se stessa, bella e corrotta come una donna di lusso e bordello, compendio di tutti i vizi d'Oriente e d'Occidente. Vedi le officine di massaggi e gli atelier di Tai Kang Lu, strade ruvide e larghe, traffico, milioni di persone e autovetture. E' come se la Via Lattea fosse esplosa e i rottami fossero caduti sulla terra. E poi navi, onde, prati nerastri, luci al neon. E' la città delle donne ed è da qui che arrivano le scrittrici cinesi più pop. Scrive Mian Mian, la ragazza di 30 anni che nel 2001 ha stregato l'Occidente con Nove oggetti di desiderio (Einaudi): "Amo Shangai perché è femminile. Qui c'è un misto di piacere, rilassatezza, edonismo, nichilismo, sentimentalismo. Il senso di questa città sta nell'espressione non ha importanza. L'acqua che scorre ha mille volti. Shangay è donna. Somiglia a un palcoscenico dove però nessun attore ha una parte da recitare". Non è un caso che i racconti di Mian Mian abbiano rubato il titolo a una canzone di Susan Vega. E' qui, in questa città, che i malati di nostalgia possono rivivere il clima della New York anni '80. Si respira Pop art e post minimalismo, Andy Wahrol e Breat Easton Ellis, stilisti e puttane. Sono le mille luci di Shangai. Quelle raccontate da Zhou Weihui in Shangai Baby. La storia, di amori e passioni, di Coco, scandalosa ragazza che insegue il mito di Henry Miller e sogna il Tropico del Cancro. Zhou ha fatto mille mestieri: barista, speaker, percussionista, grafica pubblicitaria, giornalista, attrice. Il regime l'ha messa all'indice, ma lei è comunque la più popolare scrittrice cinese. Se Shangai è la metamorfosi, Pechino è il desiderio d'oblio. Chun Shu in Ragazza di Pechino racconta così nel suo diario il suo desiderio di dimenticare: "Forse altre persone, come me, avevano voglia di fare tabula rasa del proprio passato". Lei è la ribelle ipersensibile e disincantata che risponde con furore iconoclasta e a volte autolesionista alle sacre regole imposte da società, scuola e famiglia. Meglio la triade anti-istituzionale di sesso, droga e rock'n'roll per trovare risposte convincenti alla sua angoscia adolescenziale. Meglio la poesia e la musica. Meglio l'amore estorto, cercato in amplessi rapidi e furibondi. Le notti brave nei locali equivoci della città che grondano fascino alternativo e pericolosità culturale, sottobraccio o nel letto di rocker distratti e ubriachi. Questa è la Cina pop, commerciale e quasi senza memoria. L'anima sublime è altrove. E' nella resistenza silenziosa del premio Nobel Gao Xingjian, nel meraviglioso mondo della Montagna dell'anima (Rizzoli), il racconto di un lungo viaggio tra le montagne, le foreste, le riserve naturali, i villaggi della Cina del sud e del sud-ovest, narrato, a capitoli alterni, in seconda e in prima persona: un tu che, sul treno, ascolta un altro viaggiatore parlare delle meraviglie di Lingshan - la Montagna dell'Anima, dove tutto è allo stato originario - e decide di gettarsi alla sua ricerca; e un io che, come Gao, è uno scrittore perseguitato dal regime, ha dovuto allontanarsi da Pechino e ha completamente cambiato la propria visione del mondo dopo che un medico, per errore, gli ha diagnosticato un cancro al polmone. E' l'epica di Mo Yan, un maestro che va alla ricerca di una tradizione stuprata dall'utopia comunista. E' la Cina di Sorgo Rosso (Einaudi), storia del suo clan familiare sullo sfondo della guerra contro il Giappone. E' il presente mitico e alternativo di Grande Seno, fianchi larghi. Ma è anche la Cina di Su Tong, l'autore di Mogli e concubine (Feltrinelli) e quella calviniana di Yu Hua che in Cronache di un venditore di sangue racconta di un povero Cristo costretto a mettere in commercio il frutto delle sue vene e Vivere, dove un uomo perde tutti i suoi soldi in una notte folle di gioco. E' questo il senso del romanzo cinese, che cerca la sua anima in un passato lontano e in un presente senza dimensioni.