In mille possono dire: «Abbiamo fatto le ferie in Afghanistan»

Vuoi trasformare la tua vacanza in una vera avventura? Allora visita l’Afghanistan dove sono passati Alessandro Magno e Gengis Khan. Fra le affascinanti pendici dell’Hindu Kush, le carcasse dei vecchi blindati sovietici e le fortezze utilizzate come ultima roccaforte dai talebani troverai un paese millenario. Più o meno è questo lo spot che attrae un migliaio di turisti all’anno in Afghanistan, secondo le stime raccolte da Time, il settimanale americano. Soprattutto inglesi, americani, ma anche qualche italiano in cerca di una vacanza ai confini dell’incoscienza. Molti sono funzionari di organizzazioni umanitarie o internazionali, qualche diplomatico che in Afghanistan ci lavora e vuole scoprirlo a tutti i costi. Altri ci vengono apposta, nonostante la guerra, i terroristi kamikaze ed il rischio di rapimenti.
Jackie Shorey e Andy Davis hanno lasciato una classica foto ricordo, con alle spalle le innevate montagne di Bamyan, sul sito di Afghan logistics and tours. Una delle due agenzie che accompagnano i turisti in cerca di avventure forti. «Raccomandiamo calorosamente la compagnia ad altri visitatori», scrive la giovane coppietta. Lo scorso marzo l’americano Blair Kangley, 56 anni, voleva assolutamente vedere dove i talebani abbatterono le millenarie statue dei Buddha a cannonate. Al ritorno, la strada solitamente sicura verso Kabul era bloccata. Il breve tour che doveva durare un paio di giorni si è allungato a cinque di attesa. «Eravamo pronti a prendere un volo delle Nazioni Unite, ma alla fine i locali hanno sbloccato la strada e abbiamo intrapreso un eccitante viaggio notturno» spiega Mubin, la sua guida, a Time.
Afghan logistics in realtà era nata come agenzia di sicurezza per gli occidentali. Chi scrive ha utilizzato l’ottima scorta dell’agenzia per raggiungere Surobi, dove i talebani, lo scorso agosto, hanno passato per le armi dieci paracadutisti francesi. «Puntiamo ad aumentare il giro d’affari del turismo del 60-70%» spiega Muqim Jamshady, il direttore di appena 28 anni della compagnia.
Con le nuove guide afghane ha viaggiato Tony Wheeler, cofondatore della Lonely Planet, la Bibbia dei turisti fai da te. Oppure Sabrina Lou, che sul sito dell’agenzia si è fatta immortalare con il burqa color turchese. Nello splendido lago di Band i Mir gli afghani si sono inventati battelli di plastica a forma di cigno dai colori sgargianti. «Vieni e scopri un mondo di avventure, che mai avresti pensato esistesse» è lo slogan di Afghan logistics. I pacchetti turistici prevedono tour da 6 a 15 giorni, con fuoristrada, ma pure in canoa o trekking.
La concorrenza è rappresentata dalla Great Game Travel Company. Il direttore è Andre Mann, un americano che vive a Kabul. Nel 2007 ha portato in Afghanistan 200 turisti, di cui 120 erano donne. Tra loro anche «due milionari italiani, che hanno voluto fare un giro completo del Paese a patto che non venissero mai fatti i loro nomi». Le sue guide sono capaci di portarti nel Wakhan, un altopiano che si infila nella Cina o nella magnifica Mazar i Sharif, capoluogo del nord. I percorsi, le tempistiche e le mete possono cambiare di giorno in giorno a seconda degli allarmi sulle minacce dei talebani.
Shoib Najafizada è un’altra delle guide per i turisti estremi. Il suo pezzo forte è la visita a Qala e Jangi, la fortezza del XIX secolo. Nel 2001 era diventata una prigione per i talebani che si erano arresi. Dopo qualche giorno scoppiò una ribellione repressa nel sangue in giorni di furiosi combattimenti. Najafizada era un interprete dei corpi speciali americani. A Qala e Jangi fu trovato, mezzo morto, il talebano Johnny, un giovane americano convertito all’Islam estremo. Quando Najafizada racconta la storia fa notare ai turisti i graffiti, sulle mura sbrecciate dalle cannonate della fortezza, che inneggiano a Mullah Omar.