Mille ricette del Pdl per salvare il teatro Carlo Felice

È storia vecchia, quella del Carlo Felice e del suo buco di bilancio. Ma non è semplice ricostruire tutti i passaggi e gli errori che hanno portato allo sfascio, tanto più adesso, quando la Fondazione che regge il Teatro si trova di fronte all’urgenza di trovare entro fine mese le risorse - 10 milioni di euro! - per evitare la liquidazione coatta amministrativa e il conseguente licenziamento di 300 dipendenti. Ma gli esponenti del Popolo della libertà, al di là di processi sommari che non risolverebbero la situazione in un amen, hanno le idee chiare su chi debba intervenire per evitare il tracollo: il sindaco Marta Vincenzi, che è anche presidente del Teatro, e il governatore Claudio Burlando. Sono loro, a capo delle due maggiori istituzioni interessate, che devono darsi da fare, e subito, per coprire il disavanzo e tamponare una situazione «che proprio il centrosinistra ha provocato, con un decennio di mala gestione». Solo in seguito, spiega Sandro Biasotti, ex presidente della Regione e attuale candidato del Pdl alla successione di Burlando, si potrà analizzare in dettaglio la strategia di gestione, dal punto di vista amministrativo, contabile e artistico, accertando le responsabilità dei diversi amministratori che si sono succeduti nell’incarico e, ovviamente, anche di certe sigle sindacali che hanno dato l’impressione di tirare fin troppo la corda. Per questo il Pdl, dai parlamentari ai consiglieri regionali, provinciali e comunali, lancia l’allarme «e annuncia battaglia dura a difesa del teatro», ricordando che «proprio Biasotti nel 2003 trovò risorse aggiuntive per un milione di euro, mentre nello scorso anno il governo Berlusconi ha sbloccato 10 milioni di euro delle Colombiane». Fondi che - insiste Biasotti - sono serviti a coprire il disavanzo di parte corrente, anziché andare a risolvere il vero nodo del Fondo pensione integrativa che sta per portare alla chiusura.
Se, comunque, l’analisi generale e i principi alla base di un intervento immediato sono condivisi, le ricette per affrontare in modo organico la malattia grave del Carlo Felice sono varie, all’interno del Pdl, quasi quanto gli esponenti del partito che siedono nelle diverse assemblee legislative. Se per il senatore Enrico Musso, ad esempio, sarebbe auspicabile «una sottoscrizione pubblica, in modo che la città possa stringersi concretamente intorno al suo teatro dell’opera», il consigliere Gianni Plinio vorrebbe che, «prima di far pagare ai cittadini le conseguenze della cattiva amministrazione, venisse istituita una commissione d’inchiesta per verificare la gestione del teatro e, soprattutto, della vicenda pensioni».
Ardita la proposta - a titolo personale - del consigliere comunale Roberto Garbarino che ha lanciato la provocazione, stile-finanza creativa: ricavare le risorse per il Carlo Felice direttamente dalla vendita pronta cassa, a qualche munifico sponsor tipo la Carige, del Guarneri del Gesù di Niccolò Paganini, il «Cannone» di proprietà del Comune custodito a Palazzo Tursi. Più facilmente praticabili, invece, le indicazioni fornite da Raffaella Della Bianca («vogliamo sapere dove sono finiti tutti i soldi che ha ricevuto il teatro») e Nicola Abbundo («è necessario il coinvolgimento dei privati nella Fondazione»). Tutto questo, prima dell’appello finale e finalmente unanime: «È necessario uscire subito dall’emergenza, Regione e Comune mettano mano al portafoglio, magari tagliando le consulenze e gli altri sprechi». Intanto, l’ex vicepresidente della Corte costituzionale Fernanda Contri ha portato la sua solidarietà ai due musicisti e al tecnico del teatro che da quattro giorni stanno facendo lo sciopero della fame. Infine, in una nota, Palazzo Tursi replica al Pdl: «Le risorse delle Colombiane erano destinate al Comune ed è stata una decisione dell’attuale amministrazione comunale destinarne una parte, 10 milioni, per ripianare i debiti del teatro».