«Mille sms a cento donne diverse: così ogni giorno canto la passione»

Parlami d’amore. Romeo. Parlami d’amore. Non ci sono peluche, rose rosse, diamanti. Le Giuliette del pianeta anelano alla perla dell’innocenza, il soffio del cuore, la melodia su cui vengono poi a declinarsi e inchinarsi, come esseri di lanterne magiche, tutti i verbi della vita. Ti amo.
«Ero adolescente quando vidi L’uomo che amava le donne di François Truffaut e sentii che questa impresa, amarle, è l’unica per cui vale la pena di esistere. Non c’è denaro o successo che possa eguagliare l’avventura di vedere gli occhi femminili ardere nel fuoco della melodia di un suono. Ti amo. Gli uomini che non lo dicono mai non sanno quanto spazio lasciano a noi che non temiamo, anzi, agogniamo di pronunciare solo queste due parole». Seduto sulla poltrona rossa della Società letteraria di Verona, Marco Ongaro, 54 anni, sembra un romantico serafino. È cantautore, scrive libri, gira l’Italia a recitare poesie ma, soprattutto, su quel filo impercettibilmente sussurrato, la trama che ancora oggi vince su ogni strumento di comunicazione, la parola cucita di donna in donna, da Verona a Parigi a Roma, città in cui Ongaro vive, il suo nome è amorevolmente, in femminile segreto, don Giovanni, titolo anche del suo libro in uscita.
Non fa distinzione. Le contempla. Belle, brutte, magre, grasse, giovani, vecchie, perché quando soffia tra i loro capelli la formula della felicità, ammiccata sulle labbra, spedita per sms, anche mille al giorno a cento donne diverse, perché questo moderno Casanova rifiuta Facebook ma raccomanda il messaggino come un petalo di margherita da sfogliare in continuazione, insomma quando imprime la formula scritta anche in stilografica, magari su una foglia colta per strada, le foglie create a forma di bocca di donna, le donne diventano divinamente stupende.
Ma come fa un don Giovanni ad amarle tutte, se ciascuna vuole essere unicamente amata? «Nell’attimo del Ti amo, ognuna è la sola. Perché in fondo, qual è la vera meta di don Giovanni, se non quella di trovare l’Unica, per farla innamorare di sé ogni giorno, senza la nevrosi dello zapping serale sul divano, il narcotico della partita di calcio, il silenzio sciatto delle pantofole? Ogni uomo che ama le donne, in fondo, cerca soltanto colei in cui Ti amo diventa l’assoluto in cui annullare se stesso e il mondo, il prato pieno del sole dell’infanzia nel seno di una sola signora, che tu salvi dalla banalità delle inutili cose, per poi essere a tua volta salvato». Nostra Signora dell’Amore. Per questo rifiuta di confessare il numero delle adorate. Chi ha un numero, non è un don Giovanni, perché non ha ancora capito che la cifra è perdutamente quella. Una. Il cielo in cui piangere di felicità, perché in lei ti annulli. Fidandoti liberamente. Ed ecco balenare gli altri due nomi dell’amore. Fede. Libertà. «Don Giovanni non è il libertino che le somma, ma colui che cerca la somma libertà di essere se stesso, fidandosi di Lei. Allora il suo vagare, non è il piacere di numerarle per gloriarsi della conquista, ma sentire che la gloria ti sfiora quando solo quella che in fondo hai sempre e soltanto amato ti concede la grazia di essere libero in lei». Un sofferenza strugge don Giovanni. Non poter fare a meno di farle soffrire. Questo è l’inferno. Ma, visto che oggi è San Valentino, dimentichiamo il piccolo Cupido munito d’arco e frecce, che si chiama infedeltà, per chiudere con una frase di Rainer Maria Rilke, il poeta che amò donne in numero infinito, come amò perdutamente le corone, i pergolati, i cespugli di rose, per finire poi a morire punto dalla spina dell’unica rosa che aveva sempre cercato. «E di nuovo, ancora e ancora, imparare cosa siano le donne. E come agiscono le bianche e come sono le azzurre; e le mani che hanno, e come il loro ridere sia canto».
E come il loro piangere non sia mai inutilmente versato, mentre gli uomini si accaniscono, tristemente, tra i gossip delle bocche di un giornale, dove due parole non vengono mai scritte. Ma oggi, sì! Come una lettera per tutte le donne, come un articolo per tutti gli uomini perché non stiano da soli a leggerlo, nella sera, nel rumore di una metropolitana.