Mille tassisti fermi a San Siro: «Con i politici partita aperta»

Ora non resta che aspettare un verdetto dal governo. In queste ore il popolo dei 5mila tassisti milanesi seguirà, minuto per minuto, le notizie in arrivo da Roma sulle liberalizzazioni. Sperando che il messaggio lanciato ieri, con l’ennesima protesta, venga accolto. Altrimenti? «Altrimenti proseguiremo a oltranza con le agitazioni e formuleremo controproposte» minacciano le auto bianche. A fare «da tramite» tra tassisti e governo è stato il prefetto Gian Valerio Lombardi che ieri ha inviato le richieste della categoria a Roma e si è congratulato con i sindacati delle auto bianche per la correttezza delle modalità della protesta. Una protesta pacifica, che non ha paralizzato le vie della città con cortei e carovane di auto, ad esclusione di una mini sfilata di auto soto la sede di Assolombarda, simbolo dei «poteri forti».
I tassisti, circa un migliaio, ieri mattina si sono dati appuntamento nel mega parcheggio di fronte allo stadio di San Siro e hanno sospeso il servizio fino alle 22. Ma non hanno fatto mancare completamente la loro presenza per le strade, garantendo le corse «sociali» (circa il 20%) per anziani, portatori di handicap e malati in possesso del certificato medico.
Forte la richiesta inviata a Roma. In sostanza si chiede di ricalcare il modello lombardo e di non centralizzare la gestione dei taxi con un’authority, lasciando la competenza su tariffe e licenze in capo alla Regione. E proprio ora che i tassisti hanno rinnovato l’accordo con il Pirellone, non si vuole cedere sul nodo della territorialità. «Abbiamo il più grosso sistema integrato d’Italia - sostiene Raffaele Grassi, rappresentante Satam - con oltre 5.300 operatori su Bergamo, Varese, Milano. È un esempio esportabile». Va bene i toni civili di ieri, ma non è escluso che nei prossimi giorni si possano verificare altri scioperi, magari selvaggi. La tensione infatti è tanta. Per farsene un’idea basta dare un’occhiata ai cartelli che tanti tassisti hanno deciso di esporre sul parabrezza: «Siamo indebitati fino al collo», «Elezioni 2013: Casini, Bersani, noi ci saremo ma voi no», «No ai taxi di Confindustria», «Non siamo sudditi ma cittadini con cui trattare». A preoccupare la categoria è soprattutto il fatto che non si sappia ancora nulla del decreto Monti sulle liberalizzazioni. «Le notizie di questi giorni - sostiene un autista - non ci permettono di considerare scongiurato il pericolo, non abbiamo ancora visto il testo definitivo che sarà sottoposto alla firma del presidente della Repubblica».
I tassisti non hanno protestato solo a Milano ma si sono organizzati anche a Malpensa. Ieri mattina dall’aeroporto è partita una lunga fila indiana di auto bianche diretta alla volta di Varese. I tassisti hanno attraversato tutti i paesi della zona attorno alla scalo e man mano hanno inglobato nel loro corteo i colleghi in servizio a Busto Arsizio, Saronno, Gallarate. Una volta a Varese, hanno improvvisato un corteo in centro. Tra i cartelli anche: «Monti, che Dio t’assista».