Le mille vite di Brosio Prima Fede, ora la fede

Nato con Tangentopoli, ha avuto donne bellissime, amicizie importanti e brutte compagnie. Poi un giorno a Medjugorje...

È una questione di fede. Con la minuscola e la maiuscola. Paolo Brosio, di anni cinquantadue, ha scoperto la Madonna. Gli è apparsa tramite una preghiera, l’Ave Maria gli è uscita di bocca quasi per caso, per incanto, per segno del destino. Della fede appunto. Capita, può capitare, le strade del Signore sono infinite anche per uno che sul marciapiede, dirimpetto al Palazzo di giustizia di Milano, aveva costruito la propria carriera di giornalista tv, vedi alla voce Tangentopoli. Per uno che detiene una laurea in legge dopo aver illustrato la tesi rapporto tra i detentori del potere e i sottoposti (Max Weber, filosofia del diritto). Per uno che ha avuto donne mille e mamma una, anche a fianco nei caroselli pubblicitari. Per uno che ha non ha proprio la faccia del tombeur, semmai del trumbè che in dialetto meneghino sta per idraulico. Eppure, di colpo, tutto questo repertorio esistenziale, di vita dolce e dolce vita, di discoteche lussuose e lussuriose, di amicizie importanti nel mondo dei cosiddetti vip, è evaporato tra il fumo dell’incenso, del turibolo, di un viaggio, addì i primi di gennaio di quest’anno, in Croazia, a Medjugorje, laddove si venera la Madonna, laddove Paolo Brosio è passato da Fede alla fede, roba grossa, vera, senza spazi pubblicitari ma piena di silenzi, di preghiere, di riflessioni.

E il ragazzo è cambiato, l’uomo si è trasformato, Paolo Brosio ha trovato improvvisamente la luce dopo aver frequentato qualche galleria buia, droga leggera, dice lui, alcol, varie ed eventuali, il percorso che viene frequentato da chi è debole, da chi barella, da chi cerca un alibi alla propria depressione di esistenza. Paolo aveva perso il padre, la mazzata fu effettivamente pesantissima, la memoria calda non ti abbandona mai, mordi il cuscino ripensando al tempo che hai sprecato dedicandoti ad altro e ora che non hai più quella voce, che non stringi o accarezzi più quella mano ti accorgi che il tempo è scaduto. Così come ha voltato l’angolo Gretel, che era stata l’amore clamoroso, donna bellissima, smarrita all’Avana, davanti al gate di imbarco, come accade in certi film struggenti. Un amore ritrovato per essere discusso davanti al giudice, separazione, un timbro su una storia. Due colpi al fegato, quattordici mesi a zigzagare tra carruggi malfamati, ho già detto fumi di droga e sbornie, tanto per distrarsi con l’effetto, invece, di concentrarsi sull’accaduto.

Fino a quel giorno benedetto, voluto dal Signore, dice convinto Paolo Brosio, annunciando a se stesso il migliore scoop della carriera, un segnale arrivato dal cielo, così come tutto il resto, la catena di gas prima dell’ossigeno della fede. Vedendolo, ascoltandolo hai due alternative: o scoppiare a ridere, pensando di essere tra i protagonisti di Scherzi a parte, oppure, è il caso mio, riflettere, cercando di capire e, innanzitutto, rispettare il percorso e l’epilogo, anche se imprevisto e imprevedibile, considerata la cilindrata del personaggio. Sembra un’onda lunga, nel football un amico di Brosio, juventino come lui ma anche di salario, Nicola Legrottaglie, stessa carta di credito di donne e bella vita, ha trovato Gesù e ha cambiato passo, anche in campo.

Paolo Brosio ne parla, ha illustrato il proprio cambiamento davanti alle telecamere di Chiambretti Night, non si è nascosto, non ha finto, non si è scusato, con quella faccia un po’ così, balena si potrebbe dire per un astigiano che vive in Versilia, dalla nebbia al sole, appunto come la vita sua ieri e oggi. Ha messo in cantiere un charter «high cost», caricherà a bordo amici e amiche facoltose, un viaggio non di piacere ma di fede, Gospa, in croato la madonna di Medjugorje, non ammette baggianate. Si andrà a pregare, si raccoglieranno denari per aiutare bambini affamati e sofferenti, figli e figlie di madri violentate durante la guerra in Bosnia. Paolo, anche stavolta, potrà dare la notizia in esclusiva.